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Giornata contro le mafie 2019: Falcone, Borsellino e tutti gli altri nomi da ricordare

Il 21 marzo si celebra in tutto il mondo la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, una ricorrenza approvata con voto unanime alla Camera dei Deputati il primo marzo 2017 e oggi riconosciuta per legge. Un modo per richiamare alla mente la tenacia e il coraggio, il dolore e la paura che «hanno camminato» sulle gambe di uomini che hanno sacrificato la propria vita per la lotta alla criminalità. Questa giornata però non è dedicata solo agli eroi più famosi come Giovanni Falcone o Paolo Borsellino, ma a tutti coloro che si sono impegnati quotidianamente perché «quella montagna di merda», come l’ha definita Peppino Impastato in un articolo pubblicato nel 1966 su “L’idea socialista», venisse sconfitta, buttata giù come un castello di carta. Tutta l’Italia si stringe attorno alle famiglie delle vittime, che ricordiamo sono morte mentre facevano il proprio dovere, chi per colpa di un attentato chi in un agguato.

21 marzo: la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

“Libera” l’associazione, che unisce associazioni, cooperative sociali, movimenti, gruppi, scuole, sindacati, diocesi, parrocchie e gruppi scout impegnati non solo contro le mafie, ma più distesamente contro la corruzione, ha raccolto su un portale: Vivi.libera.it. Qui troverete in ordine alfabetico i «nomi da non dimenticare» e ogni nome ha dietro di sé una storia, una vicenda che mescola giustizia, sangue e dolore. L’idea è nata grazie alla volontà del presidente dell’associazione don Luigi Ciotti e di Saveria Antiochia, la madre di Roberto, «un poliziotto che accompagnò, per amore e per dovere nel suo ultimo giorno di vita un altro poliziotto. Con gli stessi sentimenti e con senso di responsabilità verso una memoria che non doveva essere retorica celebrazione, ma seme di impegno, Saveria suggerì di raccogliere tutti nomi delle vittime, anche le più sconosciute». Sempre sul sito si legge che quel progetto embrionale ha preso forma grazie anche al sostegno di Carmela, la mamma di Antonio Montinaro, ucciso con Giovanni Falcone, di cui era il caposcorta. Durante una funzione religiosa in ricordo della strage di Capaci, don Luigi la incontrò e ne accolse il dolore unito ad una preoccupazione: che il nome del figlio, come degli altri agenti della scorta, venisse dimenticato perché mai pronunciato.

Il primo giorno di primavera manifestazioni in tutt’Italia

Col tempo l’elenco è cresciuto e ogni anno, il primo giorno di primavera, viene letto in tanti luoghi dell’Italia e del mondo. Una lista che nasce dalla storia, dalla ricerca, da tanta forza di volontà. Si può anche contribuire: chi avesse una storia da raccontare, può mettersi direttamente in contatto con l’associazione.

I nomi delle vittime da «non dimenticare»

Vogliamo ricordarli: Pino Puglisi, un prete freddato da Cosa Nostra nel suo 50esimo compleanno per via del suo impegno contro la mafia; Giancarlo Siani, giornalista ucciso quando aveva 26 anni, da sempre interessato alla camorra nelle zone di Torre Annunziata; e ancora i giornalisti Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Mario Francese, Carmine Pecorelli, Pippo Fava, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno e Beppe Alfano, politici, poliziotti e magistrati Pietro Scaglione, Gaetano Cappiello, Boris Giuliano, Giuseppe Russo, Ugo Triolo, Salvatore Castelbuono, Filadelfio Aparo, Calogero Di Bona, Cesare Terranova, Lenin Mancuso, Persanti Mattarella, Emanuele Basile, Gaetano Costa, Vito Jevolella, Alfredo Agosta, Pio La Torre, Salvatore Raiti, Silvano Franzolin, Luigi di Barca e Giuseppe Di Lavore, Antonino Burrafato, Carlo Alberto della Chiesa, che ha perso la vita insieme a Emanuele Setti Carraro, Domenico Russo, Calogero Zucchetto, Giangiacomo Caccio Montalto, Mario D’Aleo, Giuseppe Bommarito, Rocco Chinnici, Mario Trapassi, Salvatore Bartolotta, Stefano Li Sicchi, Beppe Montana, Ninni Cassarà, Giuseppe Insalaco, Natale Mondo, Alberto Giacomelli, Antonino Saetta, Antonino Agostino, Emanuele Piazza, Rosario Livatino, Antonino Scopelliti, Giuliano Guazzelli, i già citati Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, morto con la moglie Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, Emanuela Loi, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e Agostino Catalano, Vincenzo Napolitano, Giovanni Lizio, Giuseppe Montalto e Filippo Basile e ancora gli imprenditori, attivisti e uomini impegnati nella lotta Antonino Lo Russo, il già citato Peppino Impastato, Carmelo Di Giorgio, Giorgio Ambrosoli, Carmelo Iannì, Sebastiano Bosio, Rosario Di Salvo, Gennaro Musella, Paolo Giaccone, Vincenzo Spinelli, Pietro Busetta, Roberto Parisi e Giuseppe Mangano, Pietro Patti, Barbara Rizzo insieme ai figli Giuseppe e Salvatore Asta, Giuseppe Spada, Graziella Campagna, Claudio Domino (bambino di 11 anni), Gianluigi Barletta (bambino di 10 anni), Vincenzo Miceli, Nicola Gioitta, Gaetano Genova, Calogero La Piana, Giovanni Salamone, Nicolò Di Marco, Sergio Compagnini, Giuseppe Sceusa e Salvatore Sceusa, Libero Grassi, Serafino Ogliastro, Salvatore Colletta e Mariano Farina, Rita Atria, Paolo Ficalora, Gaetano Giordano, Giuseppe Borsellino, Angelo Gullo, Caterina Nencioni, Nadia Nencioni, Angela Fiume, Fabrizio Nencioni, Dario Capolicchio, Carlo La Catena, Sergio Pasotto, Stefano Picerno, Alessandro Ferrari, Moussafir Driss, Liliana Caruso, Calogero Panepinto, Marcello Grado, Luigi Vullo, Agata Zucchero, Gianmatteo Sole, Pierantonio Sandri, Serafino Famà, Giuseppe La Franca, Antonio Barbera, Stefano Pompeo, Sultano Salvatore Antonio, Hiso Telaray e Vincenzo Vaccaro Notte.

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