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Giornata della Memoria 2015: Berlino, cosa resta della città di Hitler

Berlino, la capitale tedesca nel 70° anniversario di quel 27 gennaio 1945, data in cui il campo di concentramento di Auschwitz venne liberato dalle truppe sovietiche dell’Armata Rossa, non sa ancora se ricordare o donare all’oblio la sua storia pesante e tragica che l’ha vista teatro di eventi epocali e terribili. Dove era stato edificato il bunker in cui Adolf Hitler si uccise, adesso sorge un piccolo e colorato parco giochi. Intorno si trovano un parcheggio e grigi palazzi, chiamati Plattbauten, tirati su con materiali prefabbricati nell’ultimo periodo dell’ex Germania dell’Est. Quasi nascosta, vicino l’ingresso del parcheggio, pochi anni fa è stata posta una targa in ricordo dell’importanza storica del luogo, anche per andare incontro alle centinaia di turisti che ogni anno si recano a Berlino per ripercorrere le orme del Fuhrer.

Terminata la guerra, i vincitori , soprattutto i sovietici, che in base ai patti tra gli alleati, gestirono il quadrante orientale e centrale della città, si preoccuparono molto di cancellare le tracce del regime nazista. Si pensò di annullare la memoria per esorcizzare l’indicibile Male. Il bunker fu fatto saltare in aria e neanche del palazzo della Cancelleria rimangono tracce. Berlino da un lato, del suo violento passato ne ha fatto un marchio che attira visitatori da tutto il mondo, tra musei e memorial in ricordo del vittime del nazismo: ebrei, omosessuali, sinti e rom; dall’altro cerca di dimenticare: per i berlinesi Adolf Hitler è tabù. La Wilhelmstrasse è la strada lungo la quale si trovavano i luoghi del potere del Fuhrer, come l’edificio del Reichstag, da dove poco prima dello scoppio della guerra, Hitler annunciò l’annientamento dell’”ebraismo mondiale”. Oggi su quell’edificio c’è un grande cupola di vetro, metafora della trasparenza con sopra impressi alcuni articoli della Costituzione tedesca, il primo statuisce: “La dignità umana è inviolabile”. Dei vecchi edifici non rimane quasi niente, solo l’attuale ministero delle Finanze ha preso gli spazi dell’ex ministero dell’Aviazione nazista.

Nella Unter den Linden non c’è traccia delle marce con le fiaccole e con i libri bruciati davanti all’Opera, la piazza oggi è dedicata ad August Bebel, colui che descrisse l’antisemitismo come “il socialismo degli imbecilli”. Hitler voleva fare di Berlino una città monumentale per mano del suo architetto Albert Speer, fece allargare l’asse Est-Ovest, via che va da Parigi a Mosca e che ora si chiama Strass des 17 Juni, giorno della sommossa operaia del 1953 a Berlino Est. Hitler vi fece posizionare la statua della vittoria alata che dominava su tutto, adesso i turisti vi si affollano tra bancarelle di souvenir. In direzione Ovest della strada, Hitler fece costruire il faraonico Olympiastadion in cui nel 1936 consacrò la sua estetica. Il balcone da cui il Fuhrer si mostarva al mondo fu fatto demolire per ordine degli inglesi e lo stadio venne ristrutturato in occasione dei Mondiali di calcio del 2006, vinti dall’Italia, che battè la nazionale francese proprio su quel campo. Nel complesso rientra anche Waldbuhene, un teatro all’aperto con bassi rilievi posti all’ingresso appositamente non restaurati, in questo posto da alcuni anni si reca Daniel Baremboin, direttore d’orchestra ebreo e pacifista. Altro luogo simbolo è Tempelhof, che per Hitler doveva essere l’aeroporto più grande del mondo, oggi le piste sono un mega parco della città, il gigantesco edificio in pietra gialla calcarea, invece, ospita fiere e convegni, ma anche un night club. All’ingresso di questo luogo, oggi trasgressivo, piccole targhe bianche e nere rievocano gli stenti degli schiavi del Reich che qui hanno sofferto indicibili patimenti. La ricerca dei luoghi del nazismo è un viaggio lungo a cui nella città di Berlino è impossibile sottrarsi.

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