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Giornata della memoria: l’immagine commovente della bambina col cappotto rosso nel film “Schindler’s List”

La Giornata della Memoria nasce dalla volontà di ricordare in tutto il mondo le vittime dell’Olocausto. Tante le iniziative in ogni paese, proprio perché quello che è successo ad Auschwitz, Buchenwald, Birkenau, Dachau, Mauthausen, ma anche al Ferramonti, alla Risiera di San Sabba, al campo di Fossoli, i principali lager voluti da Benito Mussolini, non accada più.

“Schindler’s List” e l’immagine commovente della bambina col cappotto rosso

Il ricordo passa attraverso le testimonianze di chi è sopravvissuto al folle piano di Hitler, attraverso la lettura di libri dedicati alla Shoah, attraverso il cinema. Perché forse le immagini, a volte, sanno essere più eloquenti di tante parole. Ce ne è una, a mio avviso, che meglio di chiunque altra sa restituire l’innocenza perduta e l’umanità ritrovata ed è quella della bambina col cappottino rosso nel film Schinder’s List, il capolavoro di Steven Spielberg del 1993. Tra i colpi di pistola e le urla della gente, nel marasma generale, tra soldati e civili incontro al proprio destino, una bambina si muove a piccoli passi, come se non se ne avvedesse di quello che le sta attorno. Durante lo sgombero del ghetto di Varsavia da parte dei nazisti quella bambina col suo cappotto rosso è una flebile speranza. Lo spettatore lo sa e la segue con ansia, animato dalla volontà di salvarla, di prenderla in braccio e di strapparla a quell’orrore senza fine. Con gli occhi dello stesso Schindler, interpretato da Liam Neeson, il pubblico resta colpito da quell’unica nota di colore in un film interamente in bianco e nero. Vedere la bambina con quel cappottino, che pare farle da scudo, è straziante, fa male e oggi ancor di più, considerando il clima di odio e antisemitismo che come un cancro sta avvelenando il nostro paese. È tra le sequenze più potenti della storia del cinema, una delle scene più forti mai girate, soprattutto se la si guarda in filigrana con un’altra, che riemergerà verso la fine della pellicola: quella del corpo della bambina, ancora avvolto nella stoffa scarlatta, su un carro assieme ad altre vittime. Come se il regista avesse voluto spazzar via ogni speranza e gettarci nella disperazione più profonda. Perché nessuna sequenza cinematografica sa farci vergognare così tanto di noi stessi e di quello di cui purtroppo siamo stati capaci. 

La promessa infranta fatta a Steven Spielberg

A distanza di anni ci siamo chiesti che fine avesse fatto quella bambina col cappotto rosso, che a soli tre anni era la star di Schindler’s List, il film sull’Olocausto premiato con una pioggia di Oscar. Il capolavoro di Spielberg si portò a casa ben 7 statuette, tra cui miglior film, miglior regia, migliore fotografia e migliore colonna sonora. Proprio il regista riuscì a strappare una promessa a quella bambina dal cappottino rosso: quella di non guardare il film fino alla maggiore età. Oliwia Dabrowska, questo il nome della giovane attrice, che oggi ha 28 anni, non tenne fede al patto. Ad undici anni guardò il film, che l’avrebbe resa immortale, la pellicola ispirata alla storia vera di Oskar Schindler, l’imprenditore tedesco che salvò 1.100 ebrei dai campi di sterminio. Tale scelta si rivelò un grave errore.

Dietro la bambina col cappotto rosso la polacca Oliwia Dabrowska

Al “Times” Oliwia Dabrowska ha raccontato di esserne rimasta all’epoca traumatizzata: «Mi vergognavo ed ero arrabbiata con mia madre e mio padre che avevano detto a tutti che avevo interpretato quel ruolo!». Giurò a se stessa che non l’avrebbe più guardato, poi però col tempo capì il perché di quella promessa: «Aveva ragione lui. Aveva ragione Spielberg. Non avrei mai dovuto vedere Schindler’s List prima di diventare adulta, perché non avevo gli strumenti necessari per rielaborarlo, per capirlo. Ricordo che rimasi sotto choc per lungo tempo dopo averlo visto. Al liceo cercai perfino di non dirlo a nessuno che ero proprio io quella bambina dal capotto rosso. Cercai di far finta di nulla. Ci ho messo anni a dimenticare quel trauma, ma oggi posso dire di essere orgogliosa di aver partecipato a un’opera tanto importante».

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di UrbanPost e LuxGallery. Nasce a Frosinone il 13 febbraio del 1991, quando in Ciociaria la neve non si vedeva ormai da anni e l’Italia tirava un sospiro di sollievo per la fine della guerra del Golfo. Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 le viene conferito il riconoscimento di "Laureato Eccellente Sapienza" per il brillante percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly" e "SuccedeOggi" e riviste letterarie come "Carte Allineate", "Fillide" ed "Euterpe". Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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