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Giornata Internazionale dei Migranti 2015: numeri e pregiudizi su cui riflettere

Oggi 18 dicembre si torna a riflettere sui migranti in occasione della Giornata internazionale dedicata, appuntamento che quest’anno ricorda il 25esimo anniversario della Convenzione ONU dedicata proprio ai lavoratori migranti: un documento che ne riconosce i diritti fondamentali, tra cui quello a lasciare il proprio Paese d’origine, il diritto alla vita, e quindi a non essere sottoposti a tortura o a trattamenti degradanti, ad esercitare la libertà di pensiero, coscienza e religione.

Una carta che diventa ancora più attuale oggi, quando milioni di profughi fuggono dalla povertà e dalla guerra: in questo caso parliamo in modo più opportuno di “profughi” e non di “migranti”, dal momento che il primo termine indica lasciano il proprio paese a causa di catastrofi naturali o di guerre, il secondo a chi scegli liberamente di farlo per trovare lavoro e migliorare le proprie condizioni economiche. Un primo dato allarmante riguarda le vittime affogate nelle acque del Mediterraneo: nel 2014, riporta l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, sono morte almeno 3.419 persone; l’OIM, l’organizzazione internazionale per le migrazioni, riferisce che nel corso del 2015 (dati aggiornati ai primi di ottobre) ne sono morte altre 2.987.

Secondo i dati pubblicato sul portale del Ministero degli Interni (aggiornati al marzo 2015), nel 2014 sono approdati complessivamente sulle coste italiane 170.100 persone, solo nei primi due mesi del 2015 si sono registrati 69 sbarchi.

Repubblica.it, in un articolo pubblicato lo scorso 1° settembre, riferisce che nel 2014 l’Italia ha speso per l’accoglienza 628 milioni di euro e che nel 2015 la spesa potrebbe arrivare a 800 milioni di euro. La Commissione europea ha stanziato per i prossimi sei anni 2,4 miliardi di euro, di cui 560 milioni sono a carico del nostro paese.

Ma chi sono i migranti che arrivano in Italia? In prevalenza eritrei, nigeriani, somali, sudanesi e siriani, ovvero in gran parte persone a cui spetta qualche forma di protezione internazionale. L’agenzia dell’ONU per i rifugiati – UNHCR – riporta che il numero di rifugiati accolti dall’Italia rimane contenuto (un rifugiato ogni 1.000 persone), soprattutto se rapportata a quelli di altri paesi, come la Svezia (con più di 11 rifugiati ogni 1.000) o la Francia (3,5 ogni 1.000).

Dal 2010 al 2011 le denunce nei confronti di stranieri sono aumentate di ben il 339,7%, mentre il numero dei detenuti si è ridotto, passando da 15.582 a 24.174. Possibile? Come si legge sul rapporto Caritas e Migrantes, le denunce dipendono perlopiù dalla mancanza del permesso di soggiorno e dalla non ottemperanza al decreto di espulsione da parte dei giudici. Restano alti i costi per l’espulsione: per ogni persona espulsa, lo Stato italiano deve pagare cinque biglietti aerei, quello dello straniero e quelli a/r per i due agenti che lo accompagnano.

Del resto non è trascurabile la ricchezza apportata ogni anno dai lavoratori stranieri, che producono 123 miliardi di euro, pari all’8,8% del PIL nazionale.

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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