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Giornata internazionale della salute mentale: “figli di un dio minore” abbandonati dallo Stato, legati ai letti

Oggi 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale, evento promosso dalla Federazione Mondiale della Salute Mentale in accordo con l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Dovrebbe essere occasione di iniziative congiunte Servizi di salute mentale e associazioni di familiari per parlare di buone pratiche sanitarie, socio sanitarie e sociali a favore delle persone con disturbo mentale e della restituzione dei loro diritti. Insomma dovrebbe essere una giornata non solo di celebrazione dei “buoni risultati” ma anche di confronto tra operatori, familiari, soggetti interessati, istituzioni e servizi preposti alla “cura” con le esperienze di eccellenza, di messa in evidenza di ciò che deve essere migliorato, di denuncia di quelle situazioni che non permettono o non favoriscono le condizioni per una salute mentale di inclusione sociale delle persone con una sofferenza psichica.

giornata internazionale salute mentale

Permangono ancora, però, oscurantismo e ignoranza, circa le patologie psichiche: il velo della “pazzia”, il terrore verso le zone inesplorate del cervello umano e le sue “falle” diviene aura di misticismo semi medievale impedendoci di sviluppare una reale “cultura della cura”. Perché guarire, migliorare o anche solo convivere con disturbi psichici può e deve essere possibile; così come doveroso dev’essere il sostegno dello Stato alle famiglie che si occupano di persone con patologie riconosciute,

Invece sono tantissime, troppe, le continue segnalazioni dei familiari circa la mancata continuità di cura e presa in carico di casi gravi, del peso che ricade sulle famiglie, della quasi assenza di accompagnamento domiciliare delle persone e dei loro familiari. Poca rilevanza è lasciata all’integrazione delle persone attraverso l’accompagnamento nei luoghi di vita, nei luoghi dell’abitare, in
case non più di sei posti letto e nel lavoro per chi ne ha le prerogative. Il personale nei Servizi è in continua diminuzione a fronte di un disagio crescente e gli stessi operatori sono lasciati in condizioni di operatività diffcoltosa. Gli orari di apertura dei CPS, Centri Psico Sociali, sono inadeguati al bisogno, le buone pratiche testimoniano la necessità di apertura ventiquattro ore al giorno con posti letto di accoglienza notturna. I servizi ospedalieri di diagnosi e cura, SPDC, richiedono le porte aperte, possibili con le piccole dimensioni,
mentre invece le persone sono private della loro libertà e la contenzione, il legare la persona a letto, è una pratica diffusa in quasi tutti i DSM della Lombardia.

Tutto ciò non fa che accrescere lo stigma e la paura nei confronti di queste persone favorendo nella popolazione l’associazione tra disturbo psichico e violenza, un binomio che non ha né riscontro storico, né statistico.

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