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Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze: i diritti negati dell’infanzia al femminile

L’11 ottobre é una data particolare e da celebrare; si svolge infatti oggi la Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze, istituita dalle Nazioni Unite per far fronte ad un problema fin troppo grave in tanti Paesi del mondo: la negazione non solo dei diritti delle donne ma soprattutto di quelli delle più piccole. Le bambine e le ragazze, in molte zone del mondo infatti sono ancora costrette a sposarsi giovanissime e a mettere al mondo a loro volta dei bambini con tutte le complicanze di un parto in giovane età. Secondo le stime infatti sono oltre 700 milioni le donne che si sono sposate in età minorile e ogni anno sono 15 milioni i matrimoni che hanno per protagonista una minorenne mentre sono almeno 70 mila le ragazze tra i 15 e i 19 anni che muoiono a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto: le bambine sotto i 15 anni hanno infatti cinque volte più probabilità di morire durante la gravidanza e il parto rispetto alle donne tra i 20 e i 29 anni.

Sono solo alcuni dei dati sull’attuale situazione nel mondo resi noti dall’Unicef in occasione della Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze. Ed è anche per questo motivo che l’Unicef sottolinea la necessità di un impegno comune per porre fine ai matrimoni precoci, al fenomeno fin troppo dilagante delle spose bambine, una violazione dei diritti umani che ha conseguenze su tutti gli aspetti della vita delle più giovani.

Tanti i fattori che si vanno ad unire al problema dei matrimoni precoci, legati a doppio filo con la negazione dei diritti delle donne come dell’infanzia “al femminile”; in primis la povertà: le donne, malgrado rappresentino la metà della popolazione mondiale costituiscono anche il 70% dei poveri ma anche la mancanza di istruzione, solo 1 ragazza ogni 3 maschi infatti frequenta la scuola secondaria. Senza contare lo sfruttamento in casa; secondo le stime dell’Unicef infatti le bambine tra i 5 e i 14 anni sono occupate il 40% in più del tempo rispetto ai coetanei maschi, circa 160 milioni in più di ore al giorno, in lavori domestici non pagati o nel raccogliere acqua e legna.

In base a questa situazione qual è il posto migliore per vivere per le bambine? Secondo l’analisi “Every Last Girl: free to live, free to learn, free from harm” pubblicato da Save The Children sarebbe la Svezia, seguita da Finlandia e Norvegia mentre il peggiore è il Niger. L’Italia invece si posiziona decima, seguita da Francia e Germania. I parametri che hanno reso possibile questa classifica sono stati infatti le stime su matrimoni precoci, numero di figli per madri adolescenti, mortalità materna, completamento della scuola secondaria di primo grado e numero di donne in Parlamento.

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