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Giornata internazionale per le vittime di tortura 2015: ecco cosa accade in Italia e nel mondo

La Giornata internazionale per le vittime della tortura torna ad accendere l’attenzione su tutti quei metodi, psicologici e fisici, inflitti per estorcere informazioni o confessioni. Ampiamente diffusa nell’antichità e presso tutte le culture, la tortura continua tuttora ad essere presente in molti paesi, dove viene utilizzata come strumento per punire i criminali.

Sono passati 7 anni da quando l’ONU ha ratificato la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, a cui hanno aderito 145 paesi al mondo. Eppure, dal 2013 ad oggi, Amnesty International denuncia che siano stati messi in atto, occasionalmente o sistematicamente, almeno 27 metodi di tortura, tra cui frustate, pestaggi, scariche elettriche e bruciature con sigarette. Dall’Africa Subsahariana all’Asia, dall’Europa dell’Est al Medioriente, passando per l’America: non c’è zona al mondo dove la tortura sia stata totalmente debellata, così come meglio precisato nel rapporto dettagliato a cura della stessa associazione.

I dati più recenti del 2014, diffusi lo scorso anno in occasione di un convegno promosso dal Consiglio italiano per i rifugiati, ci dicono che la tortura viene ancora praticata in ben 141 paesi al mondo e che un rifugiato su tre, tra quelli che arrivano nel nostro paese, l’ha subita. In Italia, intanto, che cosa accade? Come denunciato più volte da Amnesty International, Antigone e Cittadinanzattiva, il nostro paese non è si è ancora dotato di quegli strumenti atti a prevenire questa pratica degradante. Nonostante le parole profuse, è come se la Convenzione non fosse ancora operante a causa di un “buco” normativo, dal momento che nel nostro codice penale non è stato ancora introdotto il reato di tortura, anche se ci sono buone avvisaglie che la legge possa essere approvata in via definitiva entro l’estate. Il disegno di legge che introduce il reato di tortura prevede pene dai 4 ai 10 anni (con l’aggravante nel caso in cui sia commesso da pubblico ufficiale, con pene dai 5 ai 12 anni); dopo l’approvazione da parte del Senato e il parere favorevole della Camera ottenuto il 9 aprile 2015, il testo dovrà tornare al tavolo del Senato per poter diventare legge.

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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