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Giornata mondiale contro la violenza sulle donne 2014: l’impegno di Pangea e l’importanza del microcredito

In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne 2014 abbiamo raggiunto al telefono la vicepresidente della Fondazione Pangea Simona Lanzoni perché ci spiegasse la natura e l’importanza del microcredito, lo strumento grazie al quale le donne in condizioni di povertà, difficoltà ed emarginazione possono avere accesso a piccoli prestiti di denaro con tassi di interesse molto bassi: “E non solo– ci spiega- dato che ci preoccupiamo di assistere le donne sia prima dell’accesso al credito, lungo un percorso di acquisizione di consapevolezza delle proprie capacità, sia dopo, con l’ascolto e l’eventuale riallineamento delle priorità dell’impresa”. L’associazione opera da più di 10 anni in tutto il mondo, anche in zone di conflitto come il Nepal e l’Afghanistan, dove anni di guerre hanno favorito la microeconomia e l’accesso al microcredito può essere una concreta opportunità per ricominciare (il rapporto Pangea 2014 cita i dati dell’associazione Unwomen per cui al 2012 il tasso di occupazione femminile era ancora inferiore del 25,1% a quello maschile): “Nelle zone di conflitto la violenza purtroppo è endemica– racconta Simona Lanzoni- ed il microcredito è stato attivato all’interno di percorsi di resilienza, in cui noi affianchiamo le donne anche attraverso programmi di educazione alla salute e scolarizzazione. Paradossalmente per queste donne è più facile mettersi in discussione e sperimentare nuove strade per l’indipendenza e la crescita individuale”.

Nel caso dell’Italia, dove Pangea opera da pochissimi anni, è diverso: “Qui avevamo cominciato a lavorare con le donne vittime di violenza ma ci siamo rese subito conto che il microcredito non fosse la soluzione migliore: le situazioni delle donne nei paesi più ricchi sono più complesse e molte di loro non si sentono pronte ad accedere al credito”. La colpa, spesso, è anche degli uomini che dicevano di amarle: “Tante di loro sono state anche vittime di quella che chiamiamo violenza economica: hanno firmato assegni al posto dei mariti, si sono indebitate per loro. In questi casi la priorità è aiutarle ad uscire dalla situazione economica pregressa. Altre, purtroppo– continua Lanzoni- si sentono in debito con la vita e non si sentono in grado di ricevere un prestito”. Anche perché, per evitare di mettere le donne in una situazione ancora più difficile, è necessario che il progetto da finanziare sia davvero solido e ben strutturato. Per alcune donne, anche quando le violenze sono un ricordo lontano, il microcredito non è adatto: “Meglio sarebbe un reddito minimo garantito, borse studio o borse lavoro, l’accesso agli alloggi, magari popolari” spiega ancora la vicepresidente di Pangea. Ecco perché l’associazione, tra il 2010 e il 2011, ha sperimentato il microcredito sociale: “Volevamo integrare l’aspetto economico-finanziario all’interno del percorso di uscita dalla violenza domestica e il reinserimento sociale, supportando queste donne anche nell’affrontare le spese di una vita quotidiana: pagare la caparra dell’affitto, l’acquisto di un veicolo usato, conseguire la patente, riqualificarsi professionalmente, ma anche coprire le spese per affrontare problemi sanitari o trattamenti specifici e costosi non coperti dal sistema nazionale– spiega la vicepresidente- i prestiti erano di modesta entità, da un minimo 1000 a massimo 3000 euro, per non più di 3 anni”. Il progetto è andato bene, sono state aiutate una trentina di donne.

Cos’è cambiato con la crisi economica? “Da qualche anno l’accesso al credito è diventato più difficile e il microcredito è visto sempre meno come strumento dei poveri. E’ sempre più evidente a tutti che non abbiamo più le opportunità economiche che credevamo di avere”. Sopratutto per le donne, se è vero che anche per ricevere un prestito il gap di genere è elevato: “Basti pensare che molti istituti di credito chiedono alle donne la presenza di un uomo come garanzia per il prestito”. Ecco che il microcredito può diventare davvero uno strumento utile e per molte più persone di quelle che avremmo immaginato un tempo. Progetti per il futuro? “Per adesso, almeno in Italia, la nostra attività è come “congelata”: non facendoci pagare per i servizi che offriamo, sopravviviamo con le donazioni. Ma siamo sicuri che ci rivedrete in carreggiata nel 2015”. Pronti ad aiutare altre donne. Per informazioni e donazioni pangeaonlus.org

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