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Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne: la difficile condizione del genere femminile in Italia e nel Mondo

“Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico” scriveva Oriana Fallaci nel lontano 1961 quando il direttore de L’Europeo le propose di intraprendere un’inchiesta sulla condizione femminile nel mondo: quell’indagine, sviluppatasi soprattutto in Oriente, portò alla pubblicazione de “Il sesso inutile. Viaggio intorno alla donna”.

Da quella ricerca sono passati oramai oltre 50 anni e, in questo periodo, non sono mancati momenti che hanno messo in discussione il ruolo della donna nella nostra società, basti pensare alla rivoluzione del ’68. In quell’anno, il sesso femminile è fortunatamente riuscito a non ottenere solamente la minigonna bensì anche la messa in tavola di discussioni importanti quali quelle sul divorzio e sull’aborto e le conseguenti leggi a riguardo. Una grande rivoluzione, almeno all’apparenza e almeno in Occidente: ma oggi come stanno le cose? Si potrebbe definire preoccupante ciò che emerge dal rapporto delle associazioni (coordinate dalla Fondazione Pangea) che si occupano della questione di genere riferito al periodo 2009-2014 nel Nostro Paese: oltre ad essere molto diverso da quello ufficiale e governativo, evidenzia come la presenza di una “maggiore rappresentanza di donne ai vertici della politica, non equivale a una piena attuazione delle pari opportunità o che le donne vivono meglio nel Paese in cui si registra uno dei peggior tassi di occupazione femminile, uno dei più alti tassi di disoccupazione, una quasi totale assenza delle donne nei media a titolo di esperte o opinion leader (16% vs l’84% degli uomini), mentre continuano facilmente a far notizia come vittime e via dicendo”. E questo solo in Italia, Paese che riteniamo più o meno sviluppato.

Cosa accade invece nel resto del Mondo? Si potrebbe parlare di situazioni al limite dell’incredibile in cui donne libere provenienti dall’America, dall’Australia e dall’Europa diventano volontariamente Spose del Jihad o poliziotte del Califfato mentre ragazze siriane – che sino a poco più di un anno fa portavano il bikini, guardavano la tv, studiavano e giravano senza nemmeno il velo – vengono ora obbligate a sposare futuri kamikaze e ad usare con loro contraccettivi perché la presenza di prole renderebbe gli uomini restii al sacrificio. “Eravamo solo distrazioni temporanee per combattenti suicidi. Senza scelta, senza dignità” dicono tre giovani siriane al New York Times dopo che, vedove, hanno scelto la fuga. La situazione non è migliore in India dove la società prevalentemente patriarcale reputa le donne diverse, inferiori e spesso senza diritto ad alcuna proprietà: “In alcune zone dell’India del Nord, le bambine appena nate vengono uccise o abbandonate alla nascita. Il fatto stesso che questo avvenga e la maggior parte dei colpevoli non venga punito, fa capire quanto grave e preoccupante sia l’atteggiamento della società indiana nei confronti del genere femminile” dice Ishita Kaul, figlia del Presidente di SOS Villaggi per i bambini. L’elenco di discriminazioni di genere è ancora molto lungo, soprattutto nei Paesi più poveri: per questo motivo si celebra oggi la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, giornata di sensibilizzazione per le società ma soprattutto per le donne perchè – tornando a citare la grande giornalista fiorentina – “La rivoluzione più grande è, in un paese, quella che cambia le donne e il loro sistema di vita. Non si può fare la rivoluzione senza le donne. Forse le donne sono fisicamente più deboli ma moralmente hanno una forza cento volte più grande”.

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