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Giornata mondiale dei migranti 2016: Boko Haram e la storia di Sarah, fingersi disabile per sfuggire allo stupro [Speciale]

Giornata mondiale dei migranti 2016: l’alleanza di Boko Haram con lo Stato Islamico

La Giornata mondiale dei migranti non è un momento di festa o di celebrazione, e per questo motivo la redazione di UrbanPost, in collaborazione con Plan International, ha voluto raccontare la storia di tre donne – Sarah, Grace e Anne Marie McCarthy – e di quanto l’istinto di sopravvivenza e il desiderio di libertà siano più forti degli orrori della guerra. Boko Haram è un’organizzazione terroristica di natura jihadista sunnita diffusasi nella zona nord della Nigeria: il significato più stretto di queste due parole deriva da una locuzione hausa: ‘l’istruzione occidentale è proibita‘. Il gruppo è nato nel 2002 per volere di Ustaz Mohammed Yusuf e nel 2015 si è alleato con lo Stato Islamico. Obiettivo principale di Boko Haram sono le scuole, per questo motivo a patirne le conseguenze sono soprattutto i bambini: da una parte i soldati perfetti, dall’altra le spose bambine. In entrambi i casi, carne da macello per un gruppo di assassini. Più di 2 milioni di persone sono senza casa, altre 21 milioni sono costrette a fare i conti con la violenza più cruda che una guerra pseudoreligiosa possa generare. Ed è proprio tra le spose bambine che si consumano gli atti più atroci: questa è la storia di Sarah e di quanto sia facile perdere la propria identità a favore della sopravvivenza.

->GIORNATA MONDIALE DEI MIGRANTI 2016: LE STORIE DI BOKO HARAM

Giornata mondiale dei migranti 2016: l’arrivo dei miliziani al villaggio e il rapimento

Era un giorno qualunque del 2014, Sarah (nome di fantasia), aveva 18 anni e trascorreva il suo tempo con la matrigna nella fattoria di famiglia: raccoglievano cibo e coltivavano. La guerra non era una bestia sconosciuta, gli attacchi nella regione erano continui, ma la scelta di scappare era ancora troppo lontana: rischiare di morire di fame o sperare di vivere in pace mettendo via il raccolto per l’anno successivo? Non è così semplice eradicare se stessi e lasciare un’intera vita nelle mani dei terroristi. Se chiedeste a Sarah di ricordare l’esatto momento dell’arrivo delle truppe di Boko Haram, vi risponderà che non se lo ricorda: è stato come un lampo, improvviso e quasi letale. Ricorda però le loro mani che le stringevano le braccia, i fianchi e le spalle, quel rumore soffocato che facevano i suoi piedi quando strisciavano controvoglia sulla terra e poi sul camion. In quello scompartimento, stipate come bestie, c’erano altre donne come loro: gli occhi bassi, il terrore nelle vene e nelle ossa, non una parola, nemmeno uno sguardo. Una volta giunti a nord, i miliziani le fecero scendere e le condussero in un edificio. Chiesero a ognuna di quelle donne il loro nome, ma quando arrivarono a Sarah qualcosa nei loro volti cambiò.

Giornata mondiale dei migranti 2016: gli occhi di Sarah

Quando i miliziani chiesero a Sarah il suo nome, lei non rispose. Aveva uno sguardo assente, come se qualcuno l’avesse spenta. Guardava le loro facce e in ognuna di esse poteva leggere l’orrore che di lì a poco avrebbe dovuto subire. La sua matrigna capì cosa stesse facendo e spiegò ai terroristi che purtroppo Sarah, quando era bambina, venne colpita da un fulmine e da allora non era più in grado di badare a se stessa, nemmeno di pulirsi. Non sentiva e non parlava più da anni. Il giorno successivo, le donne rapite furono obbligate ad apprendere le Scritture, mentre Sarah e la sua matrigna vennero lasciate sole. I miliziani erano confusi da quello strano e misterioso comportamento, tanto da mettere in dubbio la buona fede della sua matrigna. Con il passare dei giorni, Sarah diventava sempre più brava a interpretare quel ruolo: si rifiutava di mangiare da sola e non usava più il bagno, lasciando i suoi vestiti e le sue parti intime sporche. “In questo modo – pensò – i rapitori non mi toccheranno“. Sapeva quale fosse il destino delle donne rapite: stupro, dolore, umiliazione, era pronta a interpretare quel ruolo anche tutta la vita, se fosse servito a tenere lontani da lei i miliziani.

Giornata mondiale dei migranti 2016: la fuga e la libertà

Blowin’ in the wind, una delle canzoni più celebri di Bob Dylan, Premio Nobel per la Letteratura 2016, recita: “Quante strade deve percorrere un uomo prima di essere chiamato uomo?“. Anche in questo caso una risposta c’è e soffia sulla fattoria e sui raccolti che Sarah e la sua matrigna continuano ancora oggi a stipare per l’anno nuovo. Quella sua recitazione fece desistere i miliziani che, una volta ripartiti, le abbandonarono a loro stesse. La violenza nella regione non se n’è comunque andata e la guerra, come ogni guerra, reca con sé carestia. I prezzi dei semi e dei beni di prima necessità sono aumentati vertiginosamente poiché sono più difficili da reperire ed entrambe contano sui loro vicini di casa e sugli amici più stretti. L’ONU ha calcolato che più di 6,3 milioni di persone patiscono la fame in Nigeria, nella regione del Lago Ciad. Plan International, per riuscire ad arginare la grave crisi, ha aperto due uffici ad Adamawa e Borno, le due zone più colpite e ha attuato un piano per il reinserimento delle donne e dei bambini colpiti dal conflitto armato, fornendo sostentamento e competenze educative.

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