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Giornata Mondiale della Poesia 2016: versi di poeti sui poeti, per scoprire se lo siete anche voi

Oggi, 21 marzo, si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale della Poesia, istituita dall’Unesco nel 1999 per ricordarne il valore storico e la forza creativa: ma che cosa significa essere poeti, oggi? Domanda complessa, se non fosse che abbiamo pensato di aiutarvi citandovi alcuni versi che hanno come tema proprio la poesia e il ruolo dei poeti. Versi di poeti sui poeti, che vi aiuteranno a capire, infine, se anche voi appartenete a questa folle – è proprio il caso di dirlo! – categoria.

Dunque, chi sono i poeti, questi sconosciuti? Creature il cui mondo rimane avvolto da un’aura di mistero (per Jorge Louis Borges, “Nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere”). Sfuggevolezza e inafferrabilità ne guidano l’azioneAlda Merini aveva già avvertito di non provare a “prendere i poeti, perché vi scapperanno tra le dita”.

Eppure la poesia è al tempo stesso libertà e porto sicuro, emancipazione e ancora di salvezza, come ben esprimono le parole di Kahlil Gibran: “La poesia è il salvagente / cui mi aggrappo / quando tutto sembra svanire (…) Quando sono diventato così impenetrabile /che neanche l’aria /riesce a passare”.

I poeti amano lavorare di notte e giocare con l’invisibile: prendono l’aria intorno a una farfalla, costruendoci il sorriso di un bambino (Fabrizio Caramagna). Diventando loro stessi bambini: perché “quando siedono a una scrivania, non toccano terra coi piedi”: parola dell’aforista polacco Stanislaw Jerzy Lec.

La passione incontenibile che li muove? Scrivere lettere d’amore al mondo e pizzicare le corde del cuore, mantenendo “socchiusa la porta che conduce alla pazzia”, come aveva acutamente osservato lo scrittore statunitense Christopher Morley.

Ma forse una delle caratteristiche che più di ogni altra contraddistingue il mondo dei poeti è l’attrazione irresistibile per l’immortalità: il potere della lirica concede all’uomo di abbandonare almeno per un attimo la sua natura terrena, facendogli sfiorare l’infinito. Aldo Palazzeschi diceva che “Muoiono i poeti / ma non muore la poesia / perché la poesia è infinita / come la vita”. O forse perché il poeta comincia proprio dove finisce l’uomo: parola di Josè Ortega Y Gasset.

In apertura: Image Credit cosma/Shutterstock.com

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