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Giornata Mondiale dell’Acqua 2017: come è nata e perché si celebra

Si torna a celebrare la Giornata Mondiale dell’Acqua 2017 che, come di consueto dal 1993, cade il 22 marzo di ogni anno. La celebrazione, istituita per volere dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, nel 1992, è volta a ricordare l’unicità di un bene comune di importanza vitale quale è l’acqua e alla necessità di proteggerlo e salvaguardarlo per le generazioni future. Un’istituzione che va di pari passo che il rinnovarsi dell’impegno, dal 1997, del World Water Council che ogni tre anni convoca il World Water Forum, convegno che richiama esperti di settore da tutto il mondo.

Ciò è tanto più importante in un’epoca in cui l’acqua per molte popolazioni è diventata un bene precario. WaterAid stima infatti che sia 663 miliardi le persone in tutto il mondo che non hanno acqua potabile a disposizione e che per raggiungerla devono fare giornate intere di cammino e lunghe code insieme agli altri. La mancanza di accesso diretto all’acqua potabile infierisce anche sulla possibilità di avere servizi igienico sanitari adeguati e questo comporta che ad oggi sono circa 315 mila i bambini sotto i cinque anni che muoiono a causa di malattie dovute alla contaminazione dell’acqua.

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Se certamente è fondamentale ricordare che tra gli obiettivi della Giornata Mondiale dell’Acqua 2017 c’è quello di impegnarsi affinché tutti abbiano libero accesso a questo bene, dall’altra tra gli scopi per i quali è stata istituita questa celebrazione da parte delle Nazioni Unite c’è il fatto di porsi come obiettivo quello di risanare l’acqua sulla Terra e smettere di inquinare le risorse. L’edizione 2017 ha infatti proprio come tema centrale la questione delle acque reflue, ovvero quelle contaminate da attività domestiche, industriali e agricole, che vanno ridotte, depurate e riutilizzate.

L’obiettivo sostenibile 6.3 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite spiega infatti che è di fondamentale importanza “migliorare entro il 2030 la qualità dell’acqua eliminando le discariche, riducendo l’inquinamento e il rilascio di prodotti chimici e scorie pericolose, dimezzando la quantità di acque reflue non trattate e aumentando considerevolmente il riciclaggio e il reimpiego sicuro a livello globale”. 

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