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Giornata Mondiale dello Yoga 2017: tra manualetti imbarazzanti ed erbe magiche, the dark side of the yoga

Ci siamo, ecco la Giornata Mondiale dello Yoga 2017 e – a giudicare dai tantissimi appuntamenti disseminati da ogni parte del mondo – pare che sia un successone. Cerchiamo di capirci qualcosa di più. Partiamo dal come è nata suddetta celebrazione planetaria: nel 2015 da un’idea del primo ministro indiano, Narendra Modi, si è deciso di celebrare lo Yoga come una disciplina – stando alle parole del Premier – capace di risolvere quasi tutti i problemi che affliggono l’umanità. “Con lo Yoga Day non si celebra solamente una disciplina, ma è l’inizio di una nuova era fatta di pace. Lo yoga è unione, non solo del corpo con la mente, ma anche con tutto ciò che ci circonda. Perciò, grazie alla pratica e alla riscoperta della vera natura dell’uomo, si potrebbero combattere e risolvere molti problemi moderni come l’inquinamento e di conseguenza anche il cambiamento climatico.” Anche la scelta della data è rilevanteil 21 giugno corrisponde al Dakshinayana, ovvero il passaggio alla seconda parte dell’anno secondo la religione induista; periodo favorevole per purificarsi e migliorarsi. E fino a qui tutto bene. Anche perché è risaputo che l’attività fisica coniugata ad esercizi meditativi e respiratori può rivelarsi una grandissimi alleata nella guerra a stress e ansia.

Diciamo che la cosa inizia a diventare un pochino più inquietante quando, a una pratica millenaria, si abbinano una serie di rimedi e cure alternative prive di fondamenti scientifici. Iniziamo dall’ultimo imbarazzante manuale che il Ministero dell’Ayush – promotore della giornata mondiale dello yoga e acronimo di ayurveda, yoga, unani, siddha e omeopatia- ha distribuito in India alle donne in gravidanza intitolato “Cura della madre e del bambino“. Ecco alcuni fra i buoni consigli che sono stati dispensati: niente rapporti sessuali, astenersi dal mangiare carne, avere solo “buoni pensieri”, evitare cattive compagnie, formulare pensieri spirituali, leggere biografie di grandi personaggi, appendere belle immagini in camera da letto. Come era facilmente prevedibile la reazione di femministe, persone con una laurea in medicina e intellettuali a queste disposizioni non si è fatta attendere. Fra feroci polemiche e altrettanto accese ironie il Ministro dell’Ayush – che promuove anche l’uso di terapie alternative  quali ayurveda, yoga, unami, siddha, omeopatia e naturopatia, ricordiamolo – è corso ai ripari dichiarando che “si tratta di un libro vecchio di tre anni che non contiene alcun divieto pressante, ma che solo “consiglia” di astenersi dal consumo di carne e di uova, e dalle pratiche sessuali“. Quando la spiegazione è peggio dell’azione che mira a riparare…

Veniamo ora ad argomenti più tangibili. In questo clima di rivalutazione delle antiche pratiche alternative si è stagliata prepotente la figura del 50enne Baba Ramdev che – grazie al suo programma televisivo in cui propone esercizi yoga e rimedi parascientifici pressoché per tutti disturbi – è diventato una vera e propria star in India. Lodato e appoggiato a più riprese, guarda caso, proprio dal Ministero dell’Ayush che ne ha fatto il suo alfiere di rappresentanza, Ramdev è anche proprietario dell’azienda Patanjali Ayurved insieme ad Acharya Balkrishna che commercia circa 500 prodotti di largo consumo che spaziano dall’igiene personale al cibo fino a rimedi «naturali» basati sulla medicina tradizionale ayurvedica. Secondo il Financial Times questa azienda “rappresenterà una sfida in uno dei più importanti mercati in espansione per multinazionali come Colgate-Palmolive, Nestlé e Unilever“, si stima che nell’ultimo anno potrà toccare i 750 milioni di fatturato. Va per la maggiore l’estratto di sanjeevani, erba mitica grazie alla quale il dio Hanuman riuscì a curare il guerriero Lakshman ferito da una freccia, che Ramdev racconta di essere riuscito a scovare. Con questa “erba magica”, lo ripetiamo perché ne vale la pena, la sua azienda produce un “integratore per il sistema immunitario” senza che sia stato valutato e approvato dalla United States Food and Drug Administration. Ma non ci fermiamo qui, Ramdev infatti promette cure per tutto -attraverso  esercizi yogici –  fra cui cancro, aids e omosessualità – che secondo il guru sarebbe una malattia mentale. L’uomo punta inoltre a sostituire l’educazione sessuale nelle scuole con lo yoga, che a quanto pare è la panacea di tutti i mali. Suo grande rammarico è non aver ancora ricevuto il Nobel – anche se non ha chiarito in quale campo, se per la medicina, la chimica o forse l’economia –  ma sa che la mancata onorificenza è dettata esclusivamente dal razzismo degli svedesi, così ha asserito, che non vogliono premiare una persona dalla pelle scura. Perciò, a fronte di questi retroscena neppure così nascosti, bene lo yoga ma un occhio aperto e le antenne dritte quando si inizia a filosofeggiare su cure alternative: c’è da tenere ben presente la deriva che si rischia di prendere.

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