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Una giornata con il Sindaco: intervista a Maurizio Leorato, primo cittadino “della porta accanto”

Il signor Leorato, giovane sindaco di Vergiate (VA), è un turbinio di idee, energia e positività. In lui non si ritrova solo tutta la grinta del “voler fare”, ma anche una grande empatia, dettata dalla consapevolezza che la qualità della vita dei cittadini è fatta di dettagli. All’apparenza banali, ma in realtà fondamentali.
In un momento in cui si parla molto di disaffezione alla politica, ecco un racconto appassionante che torna a farci sperare nella buona amministrazione.

Signor Sindaco, vuole descriverci una sua giornata tipo?
“Ieri, ad esempio, sono uscito di casa prima delle otto, caffè al bar e alle 8:00-8:10 sono arrivato in Comune. Ho guardato la posta e risposto alle email, inviato gli auguri di compleanno ai miei concittadini e agli amici di Facebook e verificato la presenza di segnalazioni. In seguito sono andato nei vari uffici a riportare le segnalazioni dei cittadini e mi sono occupato di una tematica relativa alle scuole. Dopo aver incontrato il rappresentante di un’associazione sportiva per un progetto, alle 11 sono andato a fare gli auguri a una nostra compaesana per i suoi 103 anni. Nel pomeriggio c’è stata un’iniziativa organizzata dall'”Animanzianità” e poi ho ricevuto le persone fino alle 18. Dalle 19 alle 20 insegno pugilato (una delle mie passioni); la giornata si è conclusa con una riunione riguardante una tematica sovra comunale, a cui ho presenziato dalle ore 21″.

Secondo lei quanto è importante far sentire la propria presenza sul territorio?
“Ho sempre creduto che per troppi anni la politica sia rimasta distaccata dal cittadino, senza rappresentarne minimamente le esigenze. Riuscire ad agganciare un rapporto con la cittadinanza nella quotidianità è complesso e richiede energie (direi l’80% delle forze): ma vale la pena di farlo. Io ho la fortuna di rappresentare una comunità di poco più di 8.800 abitanti: impossibile avere un rapporto con tutti, anche se c’è comunque il tentativo da parte mia di “intercettare” il maggior numero di persone. Credo che per un amministratore avere la percezione dei problemi vissuti dai cittadini sulla loro “pelle” sia fondamentale per avere un quadro complessivo delle situazioni e provare a cambiare le cose. La gente ha bisogno di sapere che il referente politico più immediato sia effettivamente vicino. “Per me è importante quello che tu stai facendo”: questo è il messaggio che io vorrei dare a ogni singolo cittadino”.

Cosa ha fatto la prima volta che è stato eletto?
“Sono andato a salutare tutti i bambini delle scuole. Lo faccio tuttora tre volte all’anno, dalla scuola dell’infanzia fino a quella di secondo grado perché ritengo che sia importante far capire che le istituzioni sono vicine al mondo della scuola.”

Che cosa le chiedono principalmente i cittadini?
“L’amministratore è chiamato costantemente a risolvere per esempio problematiche di dissesti stradali, disservizi vari, abbandono rifiuti sulle strade o situazioni socio-assistenziali particolari. Questo mi ha permesso di capire che la qualità della vita del cittadino è dettata da piccoli dettagli, che però non sono banali, ma anzi rappresentano il vissuto quotidiano di ognuno di noi. Un esempio? Avere una lampadina bruciata del lampione o una buca sulla strada genera insicurezza. Al contrario, fare installare un dosso artificiale in prossimità di una scuola genera sicurezza. Sono tante le piccole richieste che arrivano da parte dei cittadini, molte delle quali nascono dal bisogno di migliorare la percezione della propria qualità di vita.”

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E i giovani che cosa le domandano?
“Chiedono di essere ascoltati, più che qualcosa di concreto e materiale. Alle nuove generazioni dobbiamo offrire degli strumenti per poter crescere. In un contesto in cui è ascoltato un giovane “problematico” può dare dei risultati totalmente inaspettati. Come amministrazione siamo riusciti ad allacciare dei forti rapporti con le scuole e con le istituzioni cattoliche, costruendo insieme dei progetti legati allo sport e non solo. La Chiesa e il Comune appartengono alla stessa realtà: e devo dire di aver trovato dall’altra parte degli interlocutori propensi al dialogo”.

Dopo 5 anni di opposizione da consigliere comunale, è stato eletto sindaco per la prima volta a 30 anni e poi confermato con un’altissima percentuale di voti al secondo mandato. Crede che un sindaco giovane abbia qualche carta vincente rispetto a un amministratore con molta esperienza alle spalle?
“Onestamente non do troppa importanza al fattore “età” (a parte il fatto che un giovane riesce a correre di più…). Ho conosciuto amministratori meno giovani del sottoscritto carichi di un entusiasmo che a volte non sono riuscito a trovare nei giovani.”

Quindi che cosa “fa” il politico?
“La volontà di dare qualcosa agli altri, a prescindere dall’età. Aggiungo, poi, che sia giusto fare il sindaco nel momento in cui ci sono le forze per poterlo fare. Durante i primi cinque anni di mandato ho cercato di sfondare muri e porte per fare quello che volevo, ma ora mi chiedo: tra cinque anni avrò ancora lo stesso entusiasmo di oggi? Non lo posso dire con certezza ora, anche se spero di sì. Quando cala l’entusiasmo, è arrivato il momento di lasciare lo spazio a qualcun altro. Pensi che io ho un fratello gemello che sembra abbia 10 anni in meno di me: o lui è stato più fortunato oppure io soffro un po’ di stress! Scherzi a parte, è stata e continua ad essere un’esperienza fantastica.”

So che gli emolumenti per i sindaci di piccoli comuni non sono molto sostanziosi: lei ha scelto di fare il sindaco a tempo pieno o svolge un’altra attività?
“Io faccio il sindaco a tempo pieno. E aggiungo che avrei bisogno di altre 24 ore per riuscire a fare tutto quello che vorrei in una giornata. Guadagno – posso dirlo con tranquillità, dal momento che le retribuzioni sono pubbliche – poco meno di 1.850 euro al mese, circa 30mila euro lordi all’anno. Rispetto alle responsabilità che ho non è tanto, ma si tratta comunque di una cifra che mi permette di vivere dignitosamente. Ovviamente se avessi percepito di meno probabilmente avrei dovuto fare un ragionamento diverso perché anch’io ho un mutuo da pagare…
Prima di essere eletto facevo il perito in un laboratorio di ricerca (in questo momento sono in aspettativa non retribuita), ma se avessi continuato a lavorare in azienda, avrei potuto fare il sindaco solo 48 ore al mese. Allora sarebbe stato meglio che il sindaco l’avesse fatto qualcun altro.”

La cosa più bella di fare il sindaco?
“Non me ne vogliano gli altri: è incontrare i bambini e gli anziani.
Non sono il migliore amministratore del mondo, però sono uno che crede in qualcosa. Anche se a volte è difficile accontentare le persone, devo dire che fare il sindaco è ed è stata un’esperienza bellissima, che mi ha aiutato a crescere enormemente.”

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