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Giorno del Ricordo 2016: cosa sono le foibe, massacro dimenticato, e l’esodo giuliano-dalmata

Oggi, 10 febbraio, si torna a parlare delle foibe in occasione della Giornata del Ricordo, una solennità civile pensata per mantenere viva la memoria sulla tragedia vissuta dagli italiani vittime delle foibe e sull’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra. Perché è stata scelta questa data? Perché il 10 febbraio 1947 venne firmato il trattato di pace che assegnava l’Istria e buona parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia.

La parola “foiba” – una sorta di inghiottitoio tipica del territorio carsico e istriano – ha indicato per estensione gli eccidi consumati ai danni della popolazione italiana della Dalmazia e della Venezia Giulia, durante la Seconda Guerra Mondiale – in particolare tra il ’43 e il ’45 – e nell’immediato dopoguerra (anche se, stando ad alcune fonti, solo una ridotta parte delle vittime sarebbe stata occultata nelle foibe, mentre la maggior parte avrebbe perso la vita in altro modo). Si tratta di un fenomeno che affonda le proprie radici nell’ambito della disputa fra popoli slavi e italiani: in gioco c’era il possesso e il controllo delle terre dell’Adriatico orientale. Storicamente, non vanno sottovalutate nemmeno le conseguenze della Prima Guerra Mondiale, con l’intensa battaglia diplomatica dalle gravi tensioni etniche dovuta alla definizione dei confini tra il giovane Regno dei Serbi, Croati e Sloveni da un lato e il Regno d’Italia dall’altro. La violenza fu messa in atto dai partigiani jugoslavi, che si sentivano legittimati ad annettere al futuro stato jugoslavo la parte rivendicata del Venezia Giulia e del Friuli e a considerare la popolazione italiana come una “classe dominante” contro cui lottare (espressione della natura repressiva del regime comunista che si andava costituendo). Tra i caduti, vanno enumerati dipendenti pubblici, insegnanti, sacerdoti, impiegati bancari e personalità legate al Partito Nazionale Fascista: si parla di circa 11mila persone, anche se le fonti sono discordanti e il numero può essere considerato solo indicativo, dal momento che il governo jugoslavo (e successivamente quello croato) non hanno voluto dare il proprio contributo per determinare il numero esatto delle vittime. In questo quadro vanno altresì inserite le responsabilità dell’Italia fascista, su cui hanno fatto leva i politici croati, che hanno abbracciato una tesi riduzionista affermando che le foibe siano state una sorta di risposta alle angherie subito dal popolo slavo durante l’occupazione militare italiana. Questo spiega, almeno parzialmente, la contrapposizione tra due versioni del fenomeno, di cui una anticomunista e pro italiana, l’altra filo-jugoslava.

Al massacro delle foibe seguì l’esodo giuliano-dalmata, ovvero la diaspora di cittadini di lingua italiana dai territori di confine, in primis dall’Istria, che coinvolse in generale quanti diffidavano dal nuovo governo jugoslavo. A differenza di altri fenomeni simili, va segnalato che da parte delle autorità politiche jugoslave non vi fu mai l’emissione di un decreto di espulsione degli italiani, pertanto si può affermare che il loro allontanamento affonda le origini nel timore di azioni di ritorsione verso gli italiani come risposta alle angherie del periodo fascista, sommate al rifiuto di vivere all’interno di un regime di occupazione straniera. Il 10 febbraio 1947 l’Istria, Fiume e Zara vennero annesse alla Jugoslavia con il trattato di Parigi, intensificando l’esodo di massa già cominciato negli anni precedenti.

In apertura foto tratta dalla pagina Facebook: “FOIBE. La strage dimenticata”

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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