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Giovani italiani precari e senza lavoro: allarme Ocse

A rivelarlo è il rapporto dell’Ocse sull’impiego. Lo scenario lavorativo italiano resta sempre bloccato ai margini della precarietà, secondo il rapporto, oltre la metà dei lavoratori italiani under 25, il 52,9%, ha un lavoro precario. Un dato praticamente raddoppiato rispetto al 2000, in quell’anno la percentuale era del 26,2%.

Il futuro sarà ancora più nero, e le previsioni dell’Ocse, nel suo Employment outlook, la dicono lunga sulla disoccupazione in Italia. Continuerà ad aumentare, sia in quest’anno che per il prossimo, e nell’ultimo trimestre del 2014 arriverà al 12,6%, contro il 12,2% di fine maggio 2013.

Dopo 5 anni di crisi nei Paesi Ocse, sono più di 16 milioni i disoccupati. Da quando è cominciata la crisi il tasso di disoccupazione é restato sotto al 5%, ma solo in 5 paesi: Austria, Giappone, Corea del Sud, Norvegia e Svizzera, mentre sia in Spagna che in Grecia é salito oltre il 25%. Sempre in Spagna e Grecia il tasso di disoccupazione é salito di oltre il 18% dall’inizio della crisi, mentre in Italia, Irlanda, Slovenia e Portogallo è salito tra il 5% e il 10%.

Dati molto allarmanti anche sull’inattività totale. Tra i ragazzi italiani è invece aumentata, il tasso di disoccupazione giovanile è salito tantissimo, dal 20,3% del 2007 al 39,2% del primo trimestre 2013.
Morti sul Lavoro in Italia 2012


Per chi invece un lavoro ce l’ha, l’Italia è 20esima sui 30 paesi di cui sono disponibili i dati. La Germania si posiziona a 42mila euro (+1%) e la Francia a 39.600 (+0,4%). Il calo segnato dai salari medi in italia lo scorso anno è ancora più ampio di quello del 2011 (-1,5%). In italia le ore di lavoro si sono ridotte, scese a una media di 1.752 Lo scordo anno da 1.772 Nel 2011, oltre che dalle 1.816 Del 2007 e dalle 1.876 Del 1983. Ma nonostante la non buona posizione in classifica, sempre secondo l’Ocse: “l’Italia resta uno dei Paesi Ocse con la legislazione più rigida sui licenziamenti, in particolare riguardo alla compensazione economica in caso di licenziamento senza giusta causa e la definizione restrittiva di giusta causa adottata dai tribunali”.

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