in

Giovani, lavoro e vita da sindaco: intervista al primo cittadino Andrea De Nicolò

“Amante della buona compagnia e del buon bicchiere, instancabile conversatore d’osteria, quando c’ è da por mano al lavoro si trasforma in caterpillar. E tace. Sul lavoro si rusca, niente ciacole”: così lo scrittore Mauro Corona amava definire il “popolo” friulano. Ed effettivamente, a parlare con uno di loro – e non uno qualunque, ma il sindaco Andrea De Nicolò del piccolo comune di Precenicco, in provincia di Udine – il pensiero è che i friulani siano proprio così: lavoratori indefessi, fieri e orgogliosi, eppure ironici e amichevoli.

Signor Sindaco, ci vuole descrivere la sua giornata tipo?
“Mi alzo sempre di buon mattino. Alle 8.00, se sono a casa dal lavoro di insegnante, vado in Comune a leggere per prima cosa tutta la posta dell’Ente e a controllare le mail arrivate. Poi dipende un po’ dalle giornate: a volte vado a fare sopralluoghi nei cantieri aperti (in prima persona perché penso che le imprese lavorino meglio vedendomi lì…), poi mi rapporto con il Segretario comunale, con la Ragioniera e con i Tecnici per aggiornarmi su come si sviluppano le varie attività. Anche i pomeriggi sono pieni: mediamente ci sono sempre 2/3 riunioni settimanali. Credo che il controllo e la conoscenza della macchina amministrativa siano fondamentali per rispondere al meglio alle esigenze della cittadinanza.”

Che rapporto ha con i suoi cittadini?
“Nei piccoli centri come il mio la figura del sindaco ricopre ancora un ruolo sociale: diciamo che qui, più che essere “inavvicinabili”, talvolta lo si è anche troppo, ma va bene così. A mio parere, comunque, il sindaco deve essere sempre una persona vicina alla cittadinanza e pronto ad ascoltare.”

Qualche esempio di cosa le chiedono le persone?
“Il mio mandato è capitato in un momento storico di crisi generale e di scarsità di risorse: le persone chiedono lavoro, che però l’amministrazione, di per sè, non crea. Anche se può impegnarsi a creare le condizioni che favoriscono la crescita e indirizzare le persone ai luoghi deputati. Inoltre imperversa una paura del diverso e dello sconosciuto – certamente inculcata da alcuni gruppi politici – che spinge le persone a chiedere sempre più insistentemente sicurezza per sé e per la comunità”.

E quindi quando un giovane si avvicina a lei per chiederle cosa fare per trovare lavoro, lei cosa gli risponde?
“Ai ragazzi di 30-35 anni che hanno perso il lavoro ma sono istruiti in settori specifici consiglio di partecipare ai corsi di formazione promossi dalla Regione Friuli-Venezia Giulia. Oppure li indirizzo al ricollocamento, perché magari avevano studiato in un ambito lavorativo di nicchia o che ora non offre più sbocchi occupazionali concreti: il suggerimento è quello di trovare qualcosa di formativo e informativo che possa aiutarli ad essere più competitivi nel mondo del lavoro. Nella nostra regione non mancano punti informativi, programmi di Garanzie Giovani e Garanzie adulti finanziati dalla Comunità Europea. Per trovare lavoro il primo passo è l’informazione.”

Quali sono i principali vantaggi e svantaggi dell’essere un sindaco giovane?
“Secondo me il vantaggio principale è il dinamismo. Faccio un esempio: gli amministratori che c’erano prima di me, di cui magari non ho condiviso tutte le scelte ma che considero persone senz’altro preparate e per bene, mancavano di dinamismo. Un giovane adesso deve essere “smart” e sempre sul pezzo, non può permettersi di essere diversamente. Molte volte gli amministratori con un lungo percorso alle spalle sono abituati alle vecchie modalità e restii a qualsiasi tipo di cambiamento. Questo vale anche per gli uffici: la prima risposta che spesso si riceve è “Non si può, non si riesce, non c’è tempo”, poi magari insistendo un po’ si ottiene quello che si desidera. Il cambiamento è la bicicletta che corre, se ti fermi cadi. Gli svantaggi di essere il sindaco giovane di un piccolo paese? Farsi conoscere fuori dal territorio e convincere la cittadinanza a credere nei propri propositi di cambiamento. A volte le persone mi dicono: “è, ma l’è un frut” (in friulano: “è un bambino”). Ma allora io chiedo: scusate, ma voi a che età vi siete sposati? E loro: “A 22 anni”. E a che età avete avuto il primo figlio? “A 23-24”. Eravate bambini anche voi, eppure siete riusciti a fare cose grandi. Perché, quindi, dovrei essere un bambino io a 33 anni? Loro mi rispondono che sì, è vero, ma che le condizioni erano diverse perché avevano il lavoro, la casa e la moglie.”

La gerontocrazia è dura a morire in Italia, vero?
“In campagna elettorale, quando avevo 31 anni, ho smontato tanta gente da questo punto di vista. Nel nostro Paese i giovani senza esperienza che si avvicinano alla politica vengono percepiti come una sottile minaccia da parte dei più “esperienziati”, che vedono vacillare l’“incolumità” della loro poltrona. Ma l’esperienza, se uno non è proprio sprovveduto, riesce a costruirsela sul campo.”

LEGGI TUTTE LE INTERVISTE ESCLUSIVE SU URBAN POST!

Qual è la prima cosa che ha pensato quando è stato eletto?
“E’ accaduto mentre stavo finendo il corso abilitante per l’insegnamento. Mi ricordo il momento esatto: era il 26 maggio 2014 e stavo facendo un esame a Udine durante lo spoglio delle schede elettorali. Alla fine dell’esame non riuscivo più a scrivere perché avevo accumulato un po’ di tensione, allora sono uscito a telefonare e mi hanno annunciato che avevo vinto. Quando sono tornato a casa da mio nonno, la prima cosa che mi ha detto è stata questa: “Ce l’hai fatta, però adesso avrai tante rogne!”.”

La saggezza popolare sbaglia raramente. Come riesce, ad esempio, a conciliare il suo lavoro di insegnante con quello di sindaco?
“Dal punto di vista economico gli emolumenti del Sindaco sono irrisori, anche se variano dall’ente e dal numero degli abitanti: partono dai 700 euro fino ad arrivare a cifre importanti per i capoluoghi di provincia, ad esempio, o le Città Metropolitane. Ma nei casi di piccoli comuni questi emolumenti non permetterebbero assolutamente di fare il sindaco a tempo pieno. Per fortuna posso usufruire di semi-esoneri per motivi di amministrazione, fino a 48 ore mensili. Vado in Comune mediamente tre mattine alla settimana (e poi chiaramente tutti i pomeriggi e le sere necessarie), mentre le mattinate e i pomeriggi restanti li dedico alla scuola, dividendomi la settimana a metà. Per poterlo fare è necessario avere dei bravi collaboratori e assessori ai quali delegare alcune parti, anche se nei comuni piccoli alcuni aspetti fondamentali vanno gestiti in prima persona perché il ruolo del sindaco è rimasto come quello di 60 anni fa (in altre parole, spesso si va a parlare dal sindaco, anche se la materia sarebbe una delega dell’assessore…).”

Qual è il suo rapporto con sindaci giovani del territorio?
“Noi abbiamo delle convenzioni e delle collaborazioni con altri comuni attigui per quanto riguarda la gestione dei servizi. In questo momento stiamo lavorando a una grande riforma che riguarda la revisione delle autonomie locali, vale a dire, il ruolo dei comuni e la gestione dei servizi a livello territoriale, con l’obiettivo ultimo di migliorare la qualità dei servizi erogati. Grazie a questa esperienza ho potuto conoscere sindaci giovani che vivono a diversi chilometri di distanza da me, ma che operano in realtà totalmente diverse e magari dalle problematiche opposte: è stato e continua ad essere molto arricchente e formativo”.

Seguici sul nostro canale Telegram

Mahrez Roma

Dove vedere Leicester – Copenaghen diretta tv, streaming gratis e probabili formazioni

Champions League

Lione – Juventus probabili formazioni e ultime news Champions League 2016-2017