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Giovanni Tria dimissioni? Il Ministro dell’Economia resiste sulle nomine Cdp ma diventa ‘nemico’ per Salvini e Di Maio

Giovanni Tria a un passo dalle dimissioni? Il premier Giuseppe Conte tenta invano una mediazione. Ma tiene banco il giallo del vertice a Palazzo Chigi con i due vicepremier e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, convocato e annullato ieri in meno di mezz’ora: è questo il termometro delle tensioni in atto in seno al Governo formatosi solo 50 giorni fa. Che disegnano sempre di più un esecutivo a tre teste – M5S, Lega e i tecnici – dove al presidente del Consiglio è ritagliato il ruolo faticoso di paciere. Ma perché Tria potrebbe essere a un passo dalle dimissioni? La querelle nasce sulle nomine relative a Cassa depositi e prestiti dove si consuma la battaglia madre. Tria resiste al pressing di Lega e M5S per ritirare il suo candidato, Dario Scannapieco, ex vicepresidente Bei. Non è un mistero che i Cinque Stelle preferirebbero Fabrizio Palermo, oggi cfo di Cdp, nel ruolo di Ad o almeno in quello di Dg con deleghe pesanti.

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Vertice a Palazzo Chigi, perché Giovanni Tria è rimasto isolato?

Matteo Salvini ieri fingeva indifferenza: «Non sapevo nulla del vertice, né che fosse stato convocato né che fosse stato sconvocato». Dallo staff di Luigi Di Maio è filtrata soltanto l’impossibilità di prendere parte all’incontro per l’impegno sugli emendamenti al decreto dignità Insieme alla spiegazione sibillina fornita dal sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti: «C’è una procedura per le nomine, chiedete a chi la gestisce». Invitando a leggere l’intervista del premier al Fatto Quotidiano, in cui Conte ha spiegato: «Il ministro competente le propone a me, io ne parlo con i due vicepremier, poi decidiamo insieme. Se non c’è accordo sulla persona più competente, rinviamo per trovarne una migliore». In sintesi: l’intesa sui nomi proposti da Tria, già in rotta di collisione con Di Maio per la scelta di Alessandro Rivera come Dg del Tesoro, non è stata trovata. «Basta con figure espressione dell’establishment», tuonano da entrambi i partiti di maggioranza.

Perché M5s e Lega non vogliono il nome proposto da Tria

Il M5S (e Davide Casaleggio) conta su Fabrizio Palermo per trasformare la Cassa nella banca pubblica degli investimenti prevista nel contratto di governo. Il nuovo istituto, sul modello francese, nelle intenzioni dei pentastellati serve a riappropriarsi delle leve della politica economica. Magari per gestire partite complesse, come quella dell’annunciata “nazionalizzazione” di Alitalia. E la Lega? Scannapieco non piace neppure al Carroccio, peraltro restio a rimanere a mani vuote (per la Cassa sogna Marcello Sala, ex vicepresidente di Intesa).

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