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Giulio Regeni canzone Roberto Vecchioni, la madre: «Non rispetta i nostri sentimenti»

Roberto Vecchioni ha dedicato una canzone intitolata Giulio, a Giulio Regeni il giovane ricercatore morto al Cairo nel 2016. Una canzone che non è piaciuta alla famiglia del giovane e soprattutto alla madre. I genitori di Regeni, ospiti della giornata inaugurale del Salone del Libro di Torino, hanno parlato davanti a tantissimi ragazzi delle scuole. Nel discorso della madre è venuto fuori il problema Roberto Vecchioni. La madre non lo ha nominato esplicitamente, ma il riferimento è forte e chiaro. Alla donna la canzone scritta da Vecchioni non è piaciuta perché secondo lei non rispetta i sentimenti e il dolore di due genitori che hanno perso un figlio.

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Le parole della signora Paola Regeni

Sono state parole morto forti quelle della madre di Giulio Regeni al Salone del libro di Milano. La donna ha espresso la sua opinione sulla canzone di Vecchioni con queste parole:«Non rispetta i nostri sentimenti. Questo cantautore ha settantanni. Potrebbe andare in pensione». Poi la donna ha aggiunto: «Non abbiamo bisogno di canzoni su Giulio, come quella scritta da un noto cantautore settantenne o di scoop giornalistici come quello recente fatto da una giornalista che rendendo noto un nome ci ha creato un grave danno, ma di condivisione e collaborazione». Proprio a proposito della collaborazione ha detto: «Chi sa, chi vuole dire qualcosa sulla morte di nostro figlio, prima parli con la sua famiglia e con il nostro legale. Così ci potete aiutare; in caso contrario è meglio il nulla, grazie. Ci siamo già noi». Parole forti quelle di Paola, ma dettate dalla rabbia di aver perso un figlio e di non avere ancora giustizia.

Paola Regeni e i libri di Giulio

La madre di Giulio Regeni ha portato con sé dei libri presi proprio dalla libreria di suo figlio. Paola così ha raccontato ai ragazzi: «Volevo farvi una sorpresa, così sono andata a sbirciare nella libreria di Giulio, cosa che ho fatto tante volte, per tirare fuori alcuni dei suoi libri preferiti. Ho portato anche Topolino, perché Giulio a 5 anni ne era ghiotto». Poi infine ha fatto un accorato appello ai giovani: «Siamo qui non solo per Giulio, a cui noi come genitori abbiamo sempre dato una grande fiducia, ma per i tanti Giulio con la stessa voglia di conoscenza che sono stati torturati e uccisi nel mondo. Come insegnante vi dico di studiare e viaggiare per sapere come sono le cose del mondo, anche se alla fine non potreste trovare il lavoro che giustamente vi aspettate, perché oggi è davvero dura, e anche se non vi posso nascondere che lo studio ha portato Giulio alla morte».

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