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Giulio Regeni: Gentiloni “segnali positivi dall’Egitto”, intanto Il Cairo ammette “controllavamo Regeni”

Le indagini sull’omicidio di Giulio Regeni sono ancora in corso. Lo studente italiano morto al Cairo è ancora al centro di una complicata indagine bilaterale tra Italia ed Egitto. Intanto il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha telefonato ai genitori di Giulio Regeni rassicurandoli sull’impegno dell’Italia nel caso. La Fernesina stessa ha confermato i segnali di apertura dell’Egitto sull’indagine.

Stando a quanto si apprende dall’Ansa, il Procuratore Generale dell’Egitto, Nabeel Sadek, ha espresso la disponibilità ad incontrare a breve i genitori di Regeni. Il procuratore “ha espresso la sua disponibilità ad incontrare i genitori per manifestare anche a loro l’impegno e la volontà di giungere alla scoperta e alla punizione dei colpevoli di un così grave delitto“. Insomma sembra che sussista qualche spiraglio di una collaborazione più intensa.

La riprova di questo auspicio arriva direttamente dall’incontro avvenuto a Roma tra le due procure. Incontro che ha fatto emergere dettagli interessanti sul caso. I magistrati del Cairo hanno infatti ammesso che i poliziotti stavano indagando su Regeni. Primo motore di questa indagine furono i sindacati, “Giulio fu denunciato dal capo dei sindacati per le sue domande agli ambulanti“. La firma dell’esposto è quella di Mohammed Abdallah, capo del potentissimo sindacato dei venditori ambulanti.

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