in ,

Giulio Regeni Il Cairo: non è stato l’unico, un esercito di desaparecidos nella capitale

Giulio Regeni ha 28 anni, è di un piccolo paese del Friuli Venezia Giulia, ha studiato a Cambridge ed ha vinto un dottorato in Egitto. Giulio parte, lavora, scompare e muore. La storia di Giulio è però più complessa di un semplice omicidio. Un mistero, non poliziesco, ma politico. E mentre il Premier Renzi riesce ad ottenere dal corrispettivo egiziano l’autorizzazione per l’intervento di sette specialisti italiani al Cairo, “il Manifesto” attraverso la sua redazione fa sapere che Regeni collaborava con la testata. Ma Giulio non è stato il solo a scomparire. Altri mille Giulio sono scomparsi nella capitale egiziana.

Sull’argomento si è incentrata l’intervista a Radio Cusano Campus a Azzurra Meringolo, giornalista, ricercatrice dell’area Mediterraneo e Medio Oriente dell’Istituto Affari Internazionali ed autrice del libro i ragazzi di Piazza Tahrir. “Il capitolo più tragico della storia di Giulio Regeni –ha affermato Meringolo- è iniziato come quello di decine di ragazzi egiziani scomparsi negli ultimi 2 anni. Da un giorno all’altro, senza lasciar tracce, questi ‘desaparecidos’ spariscono. Sappiamo che alcuni sono stati portati in carcere. Quando riemergono presentano segni di tortura sul corpo. Sono oppositori al regime. Noi giornalisti abbiamo una percezione molto complessa della nostra esposizione al pericolo. Sono tante le motivazioni che possono esporci al pericolo“.

Giulio non è solo, dicevamo. Lontani i tempi dell’Argentina e dei desaparecidos. In Egitto, nell’Egitto dei resort,  delle piramidi e del Nilo succede ancora. Sicuramente, prendendo in prestito le parole del Ministro Gentiloni, la verità è ancora lontana. Verità forse da ricercare nel lavoro sui sindacati condotto da Giulio Regeni. Intanto però “Il Manifesto” ha confermato che negli ultimi tempi il 28enne aveva paura, una paura fondata, tanto da sospendere la collaborazione. “Giulio Regeni non scriveva su giornali accreditati, non era un giornalista. Sicuramente non scriveva su quei giornali seguiti dalla stampa egiziana – ancora Azzurra Meringolo E’ molto difficile capire quanto sei vulnerabile. Quello che è certo è che ci sono momenti in cui non ti senti più tranquillo di girare, di fare interviste, stai molto più attento a quello che scrivi e nasce dentro di te una sorta di autocensura o tutela personale. E’ comunque molto più facile dire le cose come stanno da Roma piuttosto che da Il Cairo“.

meningite 17enne grave a saronno

Gorizia: feto morto nascosto nell’armadio, minorenne in ospedale

Juventus – Napoli: Allegri contro Sarri e il precedente che deluse i tifosi