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Giulio Regeni: il dietrofront dell’Egitto “indagini ancora aperte, cerchiamo gli assassini”

L’Egitto compie un dietrofront rispetto alle novità emerse la scorsa settimana sul caso Giulio Regeni. Pochi giorni fa infatti sono stati rinvenuti i documenti del ricercatore italiano nell’appartamento di un elemento lagato ad una banda si sequestratori. I cinque componenti erano rimasti uccisi durante uno scontro a fuoco con la Polizia. La notizia del ritrovamento delle tessere di Regeni era rimbalzata in Italia provocando uno shock nell’opinione pubblica. Una tesi traballante quella palesata dalle autorità egiziane, secondo cui l’omicidio del 28enne friulano era stato compiuto da dei comuni criminali.

Oggi la svolta, o almeno un cambio di direzione da parte del Ministro degli Interni. Il generale Abu Bakr Abdel Karim ha corretto il tiro, parlando ad un’emittente televisiva egizianaNon abbiamo modificato le nostre posizioni. La ricerca per l’assassino di Giulio Regeni è ancora in corso e le autorità italiane saranno aggiornate sugli sviluppi“. Dalle parole Abu Bakr è possibile notare come la tesi precedentemente formulata dagli investigatori sia stata sconfessata.

E mentre al Cairo aspettano l’arrivo del Procuratore Pignatone, atteso per il 5 Aprile, il Ministro degli Interni ha confessato a margine della trasmissione che il caso di Giulio Regeni è diventato assai spinoso. Le forti pressione mediatiche stanno mettendo in difficoltà il Governo. “Ci stiamo scambiando informazioni su questo caso e vi è una delegazione della sicurezza italiana qui al Cairo con il compito di seguire le indagini passo per passo – continua il Generale – La cooperazione con la parte italiana è naturale, perché il caso è molto difficile e avvolto nel mistero da tutte le parti“.

 

 

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