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Giulio Regeni omicidio: le mille verità di una storia senza certezza

C’è chi segue i propri ideali, c’è chi si trova in un gioco troppo grande per lui, c’è chi della posta in palio ne è ben consapevole: Alpi, De Palo, Toni e Regeni. Nel caso di quest’ultimo la morte è l’unico fatto incontestabile nelle insidiose sabbie mobili del Cairo. Un caso che si sta portando dietro molte considerazioni, alcune illazioni, troppe piste e nessuna reale certezza. In un comunicato il Ministero dell’Interno egiziano spiega che “continuano gli sforzi senza interruzione per svelare l’andamento dell’uccisione del giovane italiano Giulio Regeni. Alla luce dei rapporti forti fra i nostri Paesi, il Ministero ci tiene ad informare l’opinione pubblica egiziana ed italiana degli sviluppi del caso, soprattutto per il fatto che alcuni insistono ad anticipare i risultati delle indagini, continuando a diffondere dicerie ed informazioni errate senza prove riportate sui giornali stranieri, al solo scopo di fare un scoop giornalistico, rappresentando un depistaggio che influisce sulle indagini“. Partiamo quindi dall’asse Roma Cairo.

“Solida” così viene definita la relazione, ma in cosa consiste? L’intesa è basata su interessi economici e geopolitici. “L’Egitto è un’area straordinaria di opportunità. Abbiamo fiducia nella sua leadership, nelle sue riforme macroeconomiche… in favore della prosperità e della stabilità“, queste le parole del Premier Matteo Renzi sull’intesa. Ma di che affari stiamo parlando realmente? Senza addentrarci troppo nella storia passata, guardiamo al presente. La penetrazione italiana in Egitto è capitanata senza dubbio da Eni, ente italiano idrocarburi, presente nel paese con investimenti per quasi 14 miliardi di dollari. L’estrazione di gas dal giacimento di Nooros, nel delta del Nilo, e di petrolio nel deserto occidentale sono i proventi maggiori. Ma l’azienda ha appena annunciato che cominceranno i lavori di estrazione anche nelle acque territoriali egiziane, e sta discutendo con Cipro ed Israele una possibile “Hub del Mediterraneo Orientale”. Eni, ma non solo, anche Banca Intesa, Edison e Pirelli vedono nell’ex terra dei faraoni un partner necessario. Sul secondo punto, la geopolitica, tralasciamo, facendo intuire però la banalità del fatto che l’Egitto si trovi in una posizione strategica, sia come snodo fondamentale per ciò che succede nelle vicende Mediorientali sia in quelle del Nord Africa (vedi Libia), ma anche una possibile finestra per l’Africa subsahariana.

Passiamo alla questione stabilità, parola usata per definire la situazione dell’Egitto in questo momento dall’ambasciatore egiziano a Roma durante la nostra intervista. Ma cosa c’entra la stabilità sociale e politica di un paese con un omicidio? Forse tutto, forse niente, ma se dobbiamo analizzare le varie ipotesi, alcune idee circa il lavoro “scomodo” del giovane friuliano sono cominciate a circolare già da tempo. Ed in questo contesto non possiamo esimerci da fare una piccola digressione. Partiamo da documenti rilasciati da Wikileaks sulle rivolte egiziane della primavera araba. La comunità di Hacktivisti rilasciò alcuni cabli contenenti la relazione tra Usa e rivoltosi di Mubarack, con un protagonista d’eccezione: l’ex capo dei servizi segreti Omar Suleiman. L’intento degli Stati Uniti era quello di riammettere durante la transizione i “fratelli musulmani” al tavolo della “democrazia”. Riammettere,ma con un asterisco di fondo, dare spazio alla parte più riformista. Chissà quale sia stata la reazione della vicina Israele su questo accordo. Infatti i fratelli musulmani sono molto vicini ad Hamas, secondo alcuni sono infatti il modello moderno dell’ala estremista Palestinese. Un modello capace di raccogliere anche le adesioni moderate sunnite e quindi spendibile su larga scala, una vera e propria novità per il mondo musulmano (Iran a parte), una delle risultanti dei processi delle Primavere Arabe. Il risultato di Morsi alle prime elezioni libere egiziane è un secco 52,5% . Oltre 13 milioni di elettori hanno scelto il candidato dei fratelli musulmani come guida dell’Egitto post dittatura. A questo punto però c’è un cambiamento: il neo Presidente fa dietrofront, dando più spazio all’ala estremista ed emarginando i riformisti del partito. La storia poi ci racconta un bivio: da una parte un colpo di stato, dall’altra una rivolta popolare, dipende dai punti di vista. Nel primo caso i generali hanno stoppato sul nascere una deriva estremista dei “fratelli musulmani“. Ovvero hanno esercitato ciò che nella storia di molti paesi Mediorientali è già successo. L’ex Presidente Morsi, dopo essere stato destituito, è stato dichiarato colpevole di diversi capi d’imputazione e condannato a morte. Adesso c’è il generale Al Sisi al potere e secondo alcune testate, tra cui il Financial Times con un articolo a firma di Wendell Steavenson, agisce come in uno stato di Polizia.

Intanto continuano le indagini ed il Ministero dell’interno egiziano punta una pista ben precisa “I risultati ottenuti finora sono i seguenti: le relazioni di Giulio erano vaste e molteplici (malgrado il breve periodo della sua permanenza in Egitto). Il team investigativo è riuscito ad individuare alcune delle sue relazioni e comunicazioni. Gli egiziani o stranieri che avevano un rapporto con Giulio sono stati ascoltati ed interrogati in dettaglio per quanto riguarda le loro relazioni con la vittima chiedendo tutte le informazioni in loro possesso“.

Il New York Times e Reuters controbattono, parlando di mistificazione ed avvalendosi di testimonianze oculari. Tempo prima erano anche nate anche voci su un possibile coinvolgimento degli stessi fratelli Musulmani nell’omicidio, e a dire la verità la tesi ufficiale ci si avvicina. Durante la nostra intervista l’ambasciatore egiziano ha affermato che dietro al caso Regeni si nasconderebbe la mano di qualcuno che vuole destabilizzare i rapporti tra i due paesi. Nazioni che comunque sono già ai nervi tesi. come dimostrano le risposte di Roma ai comunicati del Cairo. In realtà ipotesi ne sono state fatte molteplici ed il comitato Wu Ming in un articolo le raccoglie tutte. L’opera riassume comunque una confusione di fondo sul caso. La sensazione da vaso di Pandora, creato ad hoc o casuale, si percepisce e tra i tanti che portano l’acqua al proprio mulino noi aspettiamo i risultati del team investigativo italiano. Aspettiamo con un paio di punti interrogativi grossi come una casa in testa: per quale ragione un ragazzo di 28 anni, con un così brillante passato accademico è stato ritrovato in un fosso del Cairo, dopo aver subito torture (in fin dei conti le torture o sono opera di un sadico oppure hanno uno scopo ben preciso)? E quanto davvero è stabile l’Egitto? Ai posteri l’ardua sentenza, sperando che Regeni non sia un’altra Ilaria Alpi, Graziella de Palo o Italo Toni.

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Emma Marrone ed Elisa

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