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Giulio Regeni: “Vogliamo lottare ancora per portare avanti i valori di Giulio”, l’urlo dei genitori del 28enne

Gli occhi della madre di Giulio Regeni si posano sulla platea. Non c’è tempo per la sofferenza, c’è la necessità di combattere, di gridare al mondo che la ricerca della verità è più importante. Più importante di tutto, perfino della sofferenza privata. “Vogliamo lottare ancora per portare avanti i valori di Giulio“, le parole del padre emergono dalla confusione delle telecamere e delle macchine fotografiche accorse in sala Nassirya, al Senato. Sul palco della conferenza ci sono Paola e Claudio, genitori di Regeni, l’avvocato Alessandra Ballarin, il Presidente di Amnesty Italia ed il Presidente della Commissione per i diritti umani Luigi Manconi.

Dall’Egitto hanno chiesto come mai si fosse sollevato tutto questo polverone per un caso isolato? Ciò che è successo a Giulio non è un caso isolato – le parole di Paola, la madre di Giulio, che continua – Cos’è un caso isolato? Un caso di morbillo? Di influenza?“. C’è silenzio ora nella Sala Stampa. Un padre ed una madre che soffrono. Un padre ed una madre che accettano questa sofferenza perché necessaria. “Ero in macchina quando hanno annunciato l’uccisione dei cinque della banda di sequestratori – così Paola sulla vicenda del ritrovamento dei documenti di Giulio Regeni – Così scherzando ho detto a Claudio: vuoi vedere che faranno sicuramente una messa in scena“.

La protagonista è la verità. La verità sperata e voluta, sottaciuta e nascosta. Ed è così che i genitori decidono di spiegare chi era GiulioEra il futuro. A 12 anni era già sindaco dei giovani a Fiumicello. A 17 anni si è trasferito in New Mexico, dove ha apprezzato il valore dell’amicizia interculturale. Poi l’università ed i suoi studi di ricerca. Avrebbe fatto del bene alle persone“. Non ci sono lacrime, non è possibile piangere quando non si riesce a spiegare ciò che è successo, quando la memoria di un figlio viene infangata e violentata.

In testa ho due immagini di Giulio – continua PaolaLa prima è quella di un bel ragazzo, sorridente, aperto al mondo. La seconda è quella che non abbiamo mai mostrato in pubblico. Il viso era cambiato, si era fatto piccolo piccolo“. La foto a cui si riferisce la madre è quella del corpo di Regeni dopo le torture subite. “Giulio non era una spia, avevamo sviluppato un’empatia forte con nostro figlio“, ancora i genitori. Dello stesso avviso anche l’avvocato della famigliada tutti i tabulati, le conversazioni e le chat, non è mai emerso nulla che facesse presagire il contrario“. Alessandra Ballardin continua e si sofferma anche su un altro elemento emerso in questi giorni “gli oggetti mostrati sul piatto d’argento in quella foto che sta girando, tranne i documenti, non appartengono a Giulio“. Interviene anche ManconiRegeni aveva 800 euro sul conto, altro indizio che va contro l’ipotesi di una rapina“.

La conferenza finisce. Giornalisti, cameraman e tecnici lasciano la stanza. Il prossimo appuntamento, a meno di sorprese, sarà il 5 Aprile, quando avverrà l’incontro tra investigatori italiani ed egiziani a Roma.

 

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