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Giuseppe Corona arrestato, il tesoriere della ‘nuova’ Cosa Nostra e le foto con il vicepremier Di Maio

Colpo grosso ai danni di Cosa Nostra: arrestato il ‘tesoriere’ Giuseppe Corona. Ufficialmente, era solo il cassiere della Caffetteria Aurora, rinomato bar di fronte al porto di Palermo. In realtà, Giuseppe Corona teneva ben altri conti, quelli di Cosa nostra. Perché era uno degli uomini forti della riorganizzazione mafiosa dopo la morte di Totò Riina: stabiliva strategie e lanciava messaggi, anche sui social network. Come riporta La Repubblica,  sulla pagina Facebook della Caffetteria Aurora, Corona teneva in bella mostra la foto del grillino Luigi Di Maio arrivato nel suo bar durante la campagna elettorale per le ultime Regionali, era l’ottobre 2017. Nello scatto, si riconoscono l’attuale vice premier e il leader siciliano del Movimento Cinque Stelle, Giancarlo Cancelleri, in posa accanto al cognato di Corona, Fabio Bonaccorso, risulta lui il titolare del locale che questa mattina è stato sequestrato nel corso di un blitz nei confronti di 28 persone (4 ai domiciliari).

Gli affari di Giuseppe Corona

Il tesoriere di Cosa nostra investiva per conto di varie famiglie mafiose in bar, tabaccherie, negozi e poi in tanti immobili. Un fiume di soldi attraversava Palermo, attraverso nuovi insospettabili prestanome e professionisti che operavano nell’ombra. Uno di questi, l’avvocato Nico Riccobene, è finito ai domiciliari. L’imprenditore Giuseppe Tarantino, gestore del bar Alba di Mondello, è fra i 19 che hanno ricevuto un provvedimento di divieto di dimora a Palermo, firmato dal gip Antonella Consiglio. Su Facebook sono finite anche le foto del bel catering fatto dalla Caffetteria Aurora a Villa Niscemi, la sede di rappresentanza del Comune di Palermo. Come dire, noi arriviamo ovunque con il nostro volto nuovo.

Giuseppe Corona e gli affari sui cavalli

Lo scorso novembre Giuseppe Corona è stato definito “il re delle scommesse all’ippodromo”, come emergeva da alcune indagini della direzione distrettuale antimafia. Una vicenda che aveva avuto grande clamore in città, per il provvedimento adottato dal prefetto di Palermo Antonella De Miro, un’interdittiva che ha bloccato la società di gestione dell’ippodromo, oggi chiuso per rischio di infiltrazioni mafiose.

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