in ,

Giuseppe Giacobazzi, intervista esclusiva: “genesi di un comico”

Nudo e crudo, come solo un comico come lui sa donarsi al pubblico giunto a teatro per vedere il suo spettacolo, uno spettacolo in cui si può ridere fino a sentir male alle mascelle, fino alle lacrime, fino a piegarsi in due sulla poltroncina imbottita, ma alla fine si esce dalla sala con la consapevolezza di aver condiviso pezzi di vita e riflessioni importanti. Romagnolo fino al midollo, anche se per gran parte della sua vita ha vissuto in Emilia, legato alla terra che gli ha dato i natali e alla città di Bologna, Giuseppe Giacobazzi si racconta all’interno di Un po’ di me, genesi di un comico fra una parola in dialetto e l’altra, fra una esperienza di vita  vissuta e una parodia di quella gioventù che gli 883 hanno raccontato molto bene nelle loro canzoni. In attesa delle prossime date dello spettacolo che dopo San Giovanni in Persiceto tornerà a maggio 2016 a Bologna, UrbanPost lo ha intervistato per voi.

Quanto coraggio ci vuole a mettersi a nudo in uno spettacolo del genere?

Sinceramente non tanto. Serve la voglia di far conoscere un po’ di più a quello che c’è dietro a ciò che si pensa, ai sorrisi. I problemi miei sono i problemi di tutte le altre persone.

Quando hai scritto lo spettacolo? Come lo hai immaginato? Quante volte lo hai rielaborato?

Dalla prima volta che è andato in scena qui al Fanin (il teatro di San Giovanni in Persiceto in provincia di Bologna) due anni fa è cambiato molto perché alcuni pezzi sono stati tolti e altri sono stati aggiunti. Poi togli, togli ma duro sempre più di due ore. Chi ha visto il primo spettacolo dice sì il canovaccio è quello, il finale è quello però ci sono altre cose in mezzo che probabilmente non c’erano altre volte. Cambia per forza. Più lo fai più aggiungi o togli e aggiungi sfumature.

L’idea originale l’hai avuta in una serata al mare, una di quelle serate di cui parli in cui ti piace prendere l’auto e andare in spiaggia da solo?

No, l’idea originale … beh avevo già due pezzi pronti e non sapevo come farli stare insieme. Grazie a Carlo Negri, che mi ha dato una mano, ed è stata la cosa più difficile perché fino a quel momento io avevo sempre scritto da solo e sapevo bene che interpretare cose scritte da altri non è semplice perché o sono nelle tue corde o niente, abbiamo messo insieme il tutto. Noi per fortuna ci siamo trovati in pieno, abbiamo scoperto uno stesso modo di pensare, di ragionare e alla fine è stato facile, capire di aver fatto centro. Dopo la prima,  qui a San Giovanni, quando sono sceso dal palco gli  ho detto, infatti, si c’è da mettere a posto qualcosa, ma è perfetto.

Altri tuoi colleghi nel tempo si mostrano al pubblico con tanti personaggi, si trasformano, portano sul palco più imitazioni. Nel futuro potresti sperimentare in questo senso anche tu?

No io ho 52 anni, 22 anni a fare Giuseppe Giacobazzi così come è. La trasformazione c’è già stata perché all’inizio ero un personaggio molto macchiettistico, molto caratterizzato, con un abbigliamento molto particolare. Man mano che ho spogliato il personaggio mi sono accorto che sul palco non ci va lui, ma ci vado io. Scoperto ciò si sente  il bisogno, cioè io ho sentito il bisogno di dire io sono anche questo e quindi niente sperimentazioni.

C’è in progetto un altro libro?

Si. Stiamo scrivendo un libro ed è il libro di questo spettacolo. Più tanti aneddoti che ci hanno visti protagonisti nei vari posti a mangiare. La tavola è uno dei vizi principali. È dalla tavola che si scoprono le persone per quello che sono. Io amo stare a tavola. Siamo una compagnia di deficienti che ama stare a tavola. Ci prendiamo amabilmente per il c*** in continuazione e da qui derivano tanti aneddoti che saranno scritti sul libro che dovrebbe uscire a Maggio / Giugno prossimo.

Un ritorno in Tv?

No. Zelig non lo fanno e comunque quando rifaranno qualcos’altro di molto simile probabilmente sarò troppo vecchio. Largo ai giovani. Io sto bene in teatro. Il mio spazio, il mio ambiente naturale. Io sto bene qui. Se mi fanno fare un film … più che volentieri. Fare cinema mi è piaciuto molto. Ne ho fatti cinque fino adesso e se me ne facessero fare altri ben volentieri. La televisione non l’ho mai amata particolarmente, tranne Zelig, perché ritengo che Zelig sia quanto di più vicino a quello che faccio in un teatro con il pubblico pagante che, sì, è predisposto a ridere perché ti conosce, però devi farlo ridere. Adesso oltretutto i programmi sono abituati a tre minuti, io ne avevo 8 in prima serata a Zelig! E’ un tutto … veloci , veloci, veloci … e io non dico nemmeno “buonasera” in questo modo. Sono anziano. Non rientro nei programmi futuri della televisione moderna.

Un’altra collaborazione con i Gem Boy?

Beh ne ho già fatta una che è segnata nella Storia … ha lasciato una storia dietro … penso che ridesse anche il microfono (ride). Sono ragazzi fantastici, dei grandi professionisti e sono molto in gamba. Credo che vadano meglio da soli che con me (ride)

Progetti futuri?

Finire quest’ultima parte di tour, una parte che non doveva esserci, ma viste le grandi richieste è stata aggiunta per accontentare tutti e poi una bella estate di relax e riposo perché stiamo scrivendo lo spettacolo nuovo che a Novembre prossimo debutterà proprio qui al Fanin di San Giovanni in Persiceto.

iPhone 7 cuffie senza jack

iPhone 7 prezzo uscita news immagini: il lightning sostituirà il jack per le cuffie?

startup italia giftsitter

Ai regali di Natale ci pensa la startup italiana GiftSitter: la prima piattaforma per le liste regalo online