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Gli italiani? Lavorano più ore di tedeschi e olandesi. Ma guadagnano la metà

È Il Sole 24 Ore del 5 febbraio 2014 a riportare i risultati di un’indagine Ocse che rivela il numero delle ore lavorate e i salari medi nei singoli paesi dell’Unione Europea.

stress lavoro

Il Sud non è così pigro come dipinto nell’immaginario collettivo. Dati alla mano, è la Grecia è il paese Ue dove si lavora di più: nel solo 2012 si sono registrate 2.034 ore per dipendente. Quasi 300 in più di una media europea di 1.756. I salari medi, in compenso, puntano al ribasso: 20.100 euro nel 2012, contro una media Ocse di 30.200 euro.

Secondo la ricerca, non è solo un problema di instabilità ma anche e soprattutto di un’organizzazione “irrazionale” del lavoro. La Grecia adotta misure minime, o inconsistenti, per qualsiasi forma di part time e work-life balance. Manca, insomma, quell’elasticità vita-lavoro che fa incrementare la produttività a Nord.

L’Italia scivola di poco sotto gli standard Ue: 1.752 ore lavorate, contro le 1.756 dei paesi nell’orbita Ocse. Pur essendo la cifra in discesa rispetto a quella registrata nel 2009 e nel 2011, il paragone con centro e nord Europa si sbilancia comunque a favore del Bel Paese: nel 2012, i dipendenti italiani hanno trascorso in studi privati, aziende e stabilimenti 200 ore in più dei colleghi della Danimarca e almeno 300 in più rispetto ai tedeschi e agli olandesi.

Ma la produttività del lavoro in Italia resta molto bassa. Quali sono i punti di criticità? Uno studio Ergo-Mtm punta il dito sui metodi di lavoro: interventi mirati sul sistema “ingessato” made in Italy potrebbero far rimbalzare del doppio esatto il valore tra ore lavorate e Pil prodotto.

Nel 2012, lo stipendio medio italiano per lavoratore ha sfiorato i 29mila euro all’anno. In Germania, dove il part time è prassi e l’incidenza di professioniste donne è volata del 10% dal 2000 ad oggi, le ore spese in azienda sono meno di 1.400 e il salario-base si aggira intorno ai 44.800 euro.

La marcia in più della Germania risiederebbe nel massiccio impiego delle “short-week”, le settimane corte che rinforzano flessibilità e ricambio interno. Senza part time, a quanto rivelano anche report in lingua tedesca, il tasso di disoccupazione si sarebbe gonfiato due volte tanto rispetto a quanto verificatosi dal 2007 ad oggi. E la produttività oraria non si avvicinerebbe neppure ai 58,5 dollari registrati dalle statistiche Ocse per il 2012.

I Paesi Bassi, in vetta a qualsiasi classifica Ocse nel work-life balance, registrano nel 2012 appena 1.381 ore di lavoro pro capite.

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