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Gli oncologi bacchettano Porta a Porta: “Fuorviante quanto detto sul cancro e sull’esame del sangue”

Ancora una volta la comunità scientifica cerca di correggere informazioni cliniche offerte in tv. Stavolta ad essere bacchettato è Bruno Vespa, che nella puntata di Porta a Porta si è occupato di prevenzione e cancro, parlando di un test del sangue che permetterebbe di scoprire prematuramente l’insorgenza di tumori. Uno studio scientifico in merito che sta dando buoni risultati in questa direzione esiste, qui spieghiamo come funziona, il problema è che al momento si tratta ancora di un lavoro di ricerca; siamo quindi nel campo della sperimentazione.

Il presidente della Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), Carmine Pinto ha chiarito la situazione, al fine di evitare ambiguità sull’argomento: “Oggi non abbiamo test sul sangue validati che permettono già nella popolazione generale la diagnosi precoce di tumore. Tali test sono utilizzati nella pratica quotidiana solo per pazienti con diagnosi già accertata di cancro del polmone per la scelta di una terapia a target molecolareLe notizie diffuse dai media ed in particolare da quelli pubblici, per il loro peso hanno un ruolo importante nella corretta informazione dei cittadini, sulla base di chiare evidenze scientifiche. È fuorviante, soprattutto se lo strumento utilizzato è il servizio pubblico far credere ai cittadini che basti un semplice test del sangue per individuare in anticipo la malattia e sconfiggerla prima che si manifesti“.

Pinto esprime “preoccupazione per i contenuti della puntata di ‘Porta a Porta’ di ieri in cui è intervenuta l’oncologa Patrizia Paterlini-Bréchot, dell’Università Paris-Descartes, che avrebbe realizzato un test per la diagnosi precoce del cancro“; il medico sottolinea infatti “mancano dati che validino con studi clinici controllati l’impiego di questo tipo di esame nella pratica clinica. Le conclusioni della professoressa sono infatti basate su di un unico studio pubblicato nel 2014 da un gruppo francese. L’individuazione di marcatori precoci di rischio è un “tema rilevante della ricerca oncologica. Si parte cioè dal principio che la probabilità di sviluppare la malattia sia già scritta nel nostro DNA molti anni prima della diagnosi. Ma, a oggi, si tratta di un promettente settore di ricerca non ancora supportato da evidenze per l’utilizzo in sanità pubblica“. Deve quindi essere chiaro che la strada è senza dubbio interessante e potrebbe in futuro apportare significativo aiuto nella diagnosi precoce, ma al momento – stando a quanto asserito dai medici – si tratta soltanto di un buon inizio che non può essere usato in maniera sistematica nella pubblica sanità né sbandierato come una scoperta miracolosa.

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