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Google Colibrì, facciamo chiarezza

A volte penso che noi Seo potremmo essere meravigliosi personaggi per un film di Woody Allen: stressati, nervosi, paranoici, abbiamo una tendenza a repentini sbalzi di umore…
Okay, forse sto esagerando un pochino, ma così è come noi tendiamo a reagire (in modo eccessivo) ogni qual volta che Google annuncia qualcosa.
Casi come questo, in cui il webmaster pensa disperatamente che è stato penalizzato da Colibrì, sono comuni.

Una cosa che non aiuta è la mancanza di chiarezza proveniente da Google, che non solo non menziona mai Colibrì nei documenti ufficiali (per esempio neanche in quello del suo 15’ anniversario) ma evita anche di fornire dettagli riguardo questo aggiornamento epocale nelle dichiarazioni ufficiose di Amit Singhal.

 In realtà, in qualche modo, quelle dichiarazioni contribuiscono in parte a creare confusione. Quando Google annuncia un aggiornamento, in particolare uno come Colibrì, la miglior cosa da fare è di evitare di usare la mera intuizione per cercare di capire immediatamente di cosa veramente si tratta. E’ meglio aspettare fino a quando tutta la confusione sparisce, recuperare i documenti originali, esaminare quelli di interesse (e tutte le loro varianti), prendersi il tempo necessario per vedere il funzionamento degli aggiornamenti, con calma analizzarli e poi alla fine cercare di trovare le risposte più plausibili.

Questo non è un metodo scientifico (e pertanto le risposte non possono essere definite “corrette al 100%”) è filologico, e quando si tratta di Google e dei suoi aggiornamenti, lo considero un ottimo metodo da usare.
I documenti originali per i “media” hanno fatto la storia dell’evento durante il quale Google ha annunciato Colibrì, e le FAQ che Danny Sullivan pubblicò immediatamente dopo l’evento facevano diretto riferimento a ciò che disse Amit Singhal.
I relativi documenti sono i brevetti che probabilmente stanno alla base di Colibrì e le osservazioni che esperti come Bill Slawski, Ammon Johns, Rand Fishkin, Aaron Bradley e altri hanno tratto​​.
Questo articolo è il risultato del mio studio su quei documenti e osservazioni sul campo.

Perché Amit Singhal ha paragonato Caffeine a Colibrì?
Annunciando Colibrì, Amit Singhal ha detto che era da Caffeine 2010 che l’algortimo di Google non veniva aggiornato così radicalmente.
Il problema è che Caffeine non era un cambiamento dell’algoritmo; era un cambiamento infrastrutturale. Lo scopo di Caffeine, in realtà, era quello di ottimizzare l’indicizzazione dei crawler di Google dei miliardi di documenti internet, presentando così una più ricca, più grande e più aggiornata mole di risultati agli utenti.

Invece, l’obiettivo di Colibrì non è una nuova ottimizzazione del processo di indicizzazione ma una miglior comprensione dell’intenzione dell’utente durante la ricerca, in modo da offrirgli risultati più rilevanti.
Ciò nonostante, possiamo affermare che Colibrì è anche un aggiornamento infrastrutturale, nella misura in cui controlla i 200 e più elementi che compongono l’algoritmo di Google.

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L’associazione (forse inconscia) che Amit Singhal ha creato tra Caffeine e Colibrì dovrebbe dirci che:

  • Colibrì non sarebbe qui se Caffeine non fosse stato diffuso nel 2010, e, quindi, dovrebbe essere considerata un’evoluzione della ricerca di Google, e non una rivoluzione;
  • Inoltre, Colibrì dovrebbe esser considerato il più ambizioso tentativo di Google per risolvere tutti i problemi algoritmici che Caffeine ha causato.

Lasciatemi spiegare quest’ ultimo punto.

Caffeine, uscendo dalla cosiddetta “Sand Box”, ha portato le SERPs ad essere piene di risultati di scarsa qualità. Google reagì con la creazione di aggiornamenti tra cui Panda, Penguin e l’ “Exact- Matching Domain” (EMD) .
Ma questi aggiornamenti, così efficaci in quelle domande di ricerca che noi definiamo medie e long-tail, non erano così efficaci per quella tipologia di domande di ricerca che, soprattutto a causa dell’adozione della ricerca “mobile” da parte degli utenti, sempre più persone avevano iniziato a utilizzare: domande di ricerca long-tail “conversazionali”, cioè quelle che Amit Singhal ha definito come domande di ricerca “verbose”.

L’evoluzione del riconoscimento del linguaggio naturale da parte di Google, la sempre migliore capacità di definire termini e concetti attraverso la tecnologia acquisita del Metaweb, una Knowledge Graph migliore e gli enormi miglioramenti apportati alla customizzazione personalizzata delle SERPs, hanno dato a Google gli strumenti teorici e pratici non solo per risolvere il problema delle domande di ricerca long-tail, ma anche per dare un nuovo inizio all’evoluzione di Google Search.
Questo è il retroscena che spiega cosa Amit Singhal ha detto su Colibrì, parafrasato da Danny Sullivan:

“[Colibrì] ci ha dato l’opportunità di […] prendere i sinonimi, Knowledge Graph e altre cose che Google ha fatto, per capire il vero significato [delle domande di ricerca] e per ripensare a come possiamo combinare il potere di tutte queste componenti per comporre i diversi possibili significati di una domanda di ricerca e prevedere come far corrispondere la domanda di ricerca al documento, in relazione sia a cosa la domanda di ricerca vuole davvero sia alle possibili correlazioni al documento. E non solo per delle coincidenze casuali che potrebbero esserci nel caso di nuovi motori di ricerca.”

Come funziona Colibrì?

“Prendere sinonimi, Knowledge Graph e altre cose …”

Google ha lavorato con i sinonimi per lungo tempo. Se guardiamo la timeline che Google stesso ha condiviso nell’articolo del suo 15 ° anniversario, vediamo che ha utilizzato sinonimi dal 2002, anche se si può anche dire che la precisazione del significato delle domande di ricerca (intesa come analisi ortografica) è stato applicato a partire dal 2001.

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Lo scorso anno Vanessa Fox scrisse su Search Engine Land l’articolo intitolato:” E’ incrementato il sistema di Goolge di corrispondenza dei sinonimi?… ” .
Leggendo quell’articolo e vedendo gli esempi fatti, è chiaro che i sinonimi erano già stati utilizzati da Google – al fine di individuare la ragione alla base di quella domanda di ricerca fatta dall’utente – per ampliare e riscrivere le domande di ricerca stesse e per offrire migliori risultati agli utenti. Lo stesso articolo , però, ci mostra perché utilizzando solamente tutti quanti i sinonimi o affidandoci solo alle domande di ricerca con un alto rank, non era sufficiente a garantire SERPs pertinenti ( vedi Vanessa che fa notare come Google non consideri i “cani” come animali domestici nella domanda di ricerca ” adozione animali domestici”, ma consideri i “gatti “).
Amit Singhal , in questo vecchio brevetto , era anche consapevole che basarsi solo sui sinonimi non era la soluzione giusta , perché due parole possono essere sinonimi e possono non essere così attinenti a seconda del contesto in cui vengono utilizzati (vale a dire : “coche (auto)” e “automóvil (automobile)” entrambi significano “car” in spagnolo , ma “carro” significa solo “car” in spagnolo latino-americano , mentre in Spagna significa “wagon “) .
Pertanto , al fine di offrire i migliori risultati possibili con ricerca semantica , quello che Google aveva bisogno di capire meglio , in maniera più facile e più veloce, era il contesto. E Colibrì è lo strumento tramite cui Google ha risolto questo bisogno.
I sinonimi rimangono essenziali; Amit Singhal lo ha confermato dopo l’evento nel discorso con Danny Sullivan . Come vengono usati ora è stato descritto da Bill Slawski in questo post , dove ha analizzato il brevetto sulla identificazione dei sinonimi basata sulle parole più usate.
Questo brevetto è basato anche sul concetto di “parole di ricerca” che ho descritto nel mio ultimo post qui su Moz , quando si parla di ricerca personalizzata . Parlando letteralmente , le parole non sono fine a se stesse ma sono la rappresentazione verbale di altri oggetti e i termini di ricerca sono come Google trasforma le semplici parole in concetti .
Un oggetto può avere un rapporto con altri che possono cambiare a seconda del contesto in cui vengono utilizzati insieme. In questo senso , le parole sono considerate come persone , città , libri e tutti gli altri elementi in genere relazionati al Knowledge Graph.

I meccanismi usati da Google per analizzare i termini di ricerca sono particolarmente importanti per identificare i diversi significati che può avere una parola, raffinando di conseguenza il reperimento dei diversi significati per un ” punteggio di probabilità . ” Questa tecnica non è così diversa da quella che il Knowledge Graph adotta quando, per esempio, distingue San Pietro Apostolo da San Pietro Basilica a San Pietro, città in Minnesota .
Infine, vi è un terzo concetto che gioca un ruolo esplicito in quello che potrebbero essere le “co-occurrences” del brevetto Colibrì.
Dall’integrazione di questi tre elementi , Google ora è (in teoria) in grado di:

  1. Capire meglio l’intento di una domanda di ricerca ;
  2. Ampliare il quantitativo di documenti web che potrebbe rispondere ad una data domanda di ricerca;
  3. Semplificare il modo in cui fornisce informazioni , perché se la query A, la query B e la query C sostanzialmente significano la stessa cosa , Google non ha bisogno di proporre tre diverse SERPs , ma solo una ;
  4. Offrire una migliore esperienza di ricerca , perché tramite l’espansione del quantitativo dei documenti web in risposta ad una domanda di ricerca e una migliore comprensione delle relazioni tra le parole di ricerca ( anche in base a elementi diretti/indiretti di personalizzazione), Google è ora in grado di offrire risultati che hanno una maggiore probabilità di soddisfare le esigenze dell’utente.
  5. Di conseguenza, Google può presentare migliori SERPs anche in termini di annunci, perché nel 99 % dei casi , le “domande di ricerca verbose” non presentavano annunci prima di Colibrì.

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Il 90% delle domande di ricerca è stato veramente influenzato da Colibrì?
Tanti SEO hanno messo in dubbio che Colibrì ha “influenzato” il 90% di tutte le domande di ricerca per il semplice motivo che non hanno notato alcun cambiamento nel traffico e nelle classifiche .
A parte il fatto che le SERPs erano in costante fermento tra la fine di agosto e la prima metà di settembre , periodo durante il quale Colibrì è nato (anche se potrebbe essere solo una coincidenza , piuttosto che una congettura), la domanda di ricerca tipica, target di Colibrì, è la domanda di ricerca “conversazionale” ( ad esempio : “Qual è la migliore pizzeria per mangiare, a due passi da Piazza del Popolo e Via del Corso? ” ), quel tipo di domanda di ricerca che di solito non è monitorata da noi SEO (beh , a parte dal dottor Pete , forse) .
Inoltre , Colibrì lavora con le domande di ricerca e non con le keywords ( molto meno con quelle long-tail ), come è stato così ben spiegato da Ammon Johns nel suo post “ Colibrì – Il contrario di ricerca long-tail“.

Per questo motivo , il monitoraggio delle classifiche delle long-tail come misura dell’impatto di Colibrì è totalmente sbagliato.
Infine, Colibrì non ha comportato l’estinzione di tutti i fattori tipici della classificazione , bensì è una nuova struttura posta su di loro. Se un sito è stato autorevole e rilevante per una domanda di ricerca, essa verrà posta così come lo era prima di Colibrì. Quindi, quali sono i siti che son stati colpiti?
Probabilmente quei siti che si basavano su pagine ottimizzate su keywords long-tail, ma non avevano o avevano una bassissima autorità. Pertanto, come ha dichiarato Rand nel suo ultimo Whiteboard Friday, ora è molto più conveniente creare migliori contenuti più linkabili e condivisibili che si riferiscono anche semanticamente a keywords long-tail , che creare centinaia di pagine basate su long-tail con scarsa o nessuna qualità e/o utilità.

Se Colibrì comporta un cambiamento nella semantica SEO, significa che se uso Schema.org, ciò classificherà il mio sito in maniera migliore?
Uno dei miti che si è diffuso molto velocemente quando Colibrì è stato annunciato è che Colibrì stesso utilizza come fattore principale i “dati strutturati”.
Anche se è vero che da qualche mese Google ha sottolineato l’importanza dei dati strutturati (ad esempio, gli ha dedicato una sezione in Google Webmaster Tools), considerare Schema.org come la soluzione magica non è corretto. E ‘ un esempio di come noi SEO a volte confondiamo il mezzo con il fine.
Quello che dobbiamo fare è offrire a Google un contesto facilmente comprensibile per i temi attorno ai quali abbiamo creato una pagina , e i dati strutturati saranno utili a questo riguardo.
Presi da soli , tuttavia , non sono sufficienti . Come accennato prima , se una pagina non è autorevole (a causa dei link esterni e delle recensioni) , è come se non avesse abbastanza forza per classificarsi bene , soprattutto ora che le query long-tail sono semplificate da Colibrì.

Colibrì è legato alla presenza crescente di Knowledge Graph and Answers Cards?
Molte persone pensano che Colibrì sia la traduzione di Knowledge Graph con la classica ricerca di Google , e che questo ha un collegamento diretto con la proliferazione di Answers Cards. Questa teoria ha portato ad alcuni post molto contrariati alla natura di Google simile ad una “ruspa” .
Questo è probabilmente causato del fatto che Colibrì è stato annunciato insieme a nuove funzionalità di Knowledge Graph , ma non esiste una relazione evidente tra Colibrì e Knowledge Graph .
Quella che molti hanno pensato essere una delle cause è molto probabilmente una semplice correlazione .
Colibrì sostanzialmente semplifica le “ domande di ricerca verbose” in altre meno verbose, che sono integrate con la continua espansione della Knowledge Graph . Per questo motivo , vediamo una grande serie di SERPs presentare elementi di Knowledge Graph e Answers Cards.
Detto questo , la filosofia Colibrì e Knowledge Graph è la stessa.

Colibrì è fortemente basato su Knowledge Base?
La Knowledge Base è potente e pervasiva nel funzionamento di Google , ma paragonare Colibrì a Knowledge Base sarebbe riduttivo .
Come abbiamo visto, Colibrì si basa su diversi elementi, il Knowledge Base è uno di quelli, specialmente in tutte le domande di ricerca personalizzate ( che dovrebbe essere considerato uno strato pervasivo che colpisce l’algoritmo) .
Se Colibrì si fosse basato soprattutto su Knowledge Base , senza esser integrato con altri fattori , si poteva trarre la conclusione che Amit Singhal era alle prese col precedente brevetto, quello dei sinonimi.

Colibrì segna la fine del Link Graph? No.
Il PageRank e i link dell’algoritmo sono ancora vivi e vegeti . Inoltre, oserei dire che i link adesso sono ancora più importanti .
In realtà, senza l’autorità che il profilo di un buon link porti ad un sito , una pagina web avrà ancora più difficoltà ad essere classifica adesso (vedi quello che ho appena scritto sopra circa la sorte di pagine con bassa autorità) .
Ciò che è ancora più importante ora è il contesto in cui il collegamento è presente. Abbiamo già imparato questo con Penguin , ma Colibrì riafferma come link in entrata, provenienti da contesti d’attualità irrilevanti, siano link peggiori .
Detto questo, Google ha ancora da migliorare sui link diretti, così ha detto Danny Sullivan in questo tweet:

“ I link sono il combustibile dei segnali di pertinenza della ricerca. Inquinata. Non sempre migliore. E tuttavia, è ciò che a Google Colibrì piace di più”.

Allo stesso tempo, anche se (sempre a causa del riconoscimento del contesto e degli elementi), “co-occorrence” e “co-citation” del brand assumono un ruolo ancora più importante con Colibrì.

Colibrì è correlato al “100% (not provided)”?
Il fatto che Colibrì e il 100% (not provided) sono stati attivati quasi allo stesso tempo sembra essere più di una semplice coincidenza.
Se Colibrì è più di una ricerca di elementi, meglio di un recupero di informazioni e una espansione della domanda di ricerca – un aggiornamento in cui le keywords stesse hanno perso parte del valore che avevano – basarsi solo sui dati delle keywords non è più sufficiente.
Dovremmo smetterla di focalizzarci sulla ottimizzazione delle parole chiave e iniziare a pensare all’ottimizzazione del contesto.
Questo ci obbliga a pensare a validi argomenti e non solo ai “contenuti”.
Aspetti come il “SEO copywriting” finiranno per essere la stessa cosa di “amazing copywriting”.
Per questo, come SEO, dovremmo iniziare a pensare a come i motori di ricerca funzionano e non collezionare solamente sinonimi.
Se Colibrì è un passo gigante verso la SEO semantica, allora come SEO, il nostro lavoro non sarà quello di ottimizzare per stringhe di testo ma per i collegamenti che sottostanno ad esse.

Cosa dobbiamo fare per essere Colibrì-friendly?
Mi permetta di chiederle alcune domande, e cercherò di rispondere con sincerità:

1) Quando crei/ottimizzi un sito, lo stai facendo avendo in testa un audience ben chiara?

2) Quando si esegue l’ottimizzazione sulla pagina del tuo sito, stai seguendo queste linee guida SEO?

  • –  Usare un’architettura chiara e non complessa
  • – Evitare problemi di canonicalizzazione
  • – Evitare pagine povere di contenuti
  • – Creare un modello di contenuto semantico
  • – Ottimizzare il contenuto della pagina , usando un linguaggio naturale e ricco e con una strategia di landing pages ben precisa
  • – Creare contenuto utile usando svariati formati che tu stesso voglia condividere con i tuoi amici
  • – Implemantare Schema.org , Open graph, e marks up semantiche

3) I tuoi obiettivi di Link building corrispondono a … ?

  • – Migliorare la visibilità del brand
  • – Ottenere traffico referral con un buon servizio di link building
  • – Rafforzare il senso di leadership del vostro brand
  • – Correlare siti e/o sezioni conformi ad un certo argomento a un sito più generale (es. un sito di News)

4) Come SEO, il social media offre queste vantaggi?

  • – Una visibilità del brand più ampia;
  • – Contenuti virali sui social;
  • – Aumento menzioni/link /citazioni in altri siti;
  • – Traffico organico e crescita di visibilità del brand

seocolibrì

 

Se avete risposto si a tutte queste domande non avete da fare nulla di particolare, ma continuare a raffinare il vostro lavoro ed essere creativi. Stai probabilmente già vedendo un buon posizionamento del sito e e guadagnando traffico grazie alla tua visione SEO a 360 gradi.
Se hai risposto di no a poche domande, devi correggere il lavoro che stai facendo e seguire le linee guida SEO (IL MOZ RANKING FACTORS 2013 è una buona guida sulle SEO.best practises).
Se hai sinceramente risposto di no a tante domande, avevi seriamente dei problemi ancor prima che Colibrì venisse attivato e non andrà meglio se non cambi radicalmente le tue visioni.
Colibrì non ci sta chiedendo di ripensare in ottica SEO o di reinventare qualcosa, ci sta solo chiedendo di non rovinare la SEO, ma è una cosa che già dovremmo conoscere, non è vero?

Tratto da: moz

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