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Google diventa una banca: nel 2020 lancerà un suo conto corrente

Google asso pigliatutto? Dalla salute alla finanza. Secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal dopo il progetto Nightingale, incentrato sulla collaborazione tra l’azienda statunitense e Ascension, una delle più grandi catene di ospedali degli Usa, Google è pronto a diventare anche una banca. Come è facile intuire il suo ingresso nel settore dei conti correnti scompaginerà i rapporti economici tra il mondo reale e quello digitale.

Google diventa una banca: nel 2020 lancerà un suo conto corrente

Come si legge su Wall Street Journal, che ha pubblicato stamani un’intervista al direttore generale Caesar Sengputa, Google ha annunciato il progetto Cache, un servizio che offrirà ai propri clienti la possibilità di aprire un conto corrente, che sarà gestito almeno all’inizio da Citigroup. Oltre a sapere già tutto sulla nostra posizione, abitudini di navigazione web e molto altro, ora Big G vuole “mettere le mani” anche le nostre transazioni finanziarie? Secondo quanto dichiarato da Caesar Sengupta non sarà proprio così, il progetto Cache non avrà a che fare propriamente con i dati degli utenti, ma vuole migliorare qualità e quantità di operazioni finanziarie che gli utenti della rete possono fare online.

Ma se Big G diventa una banca che succede?

Google ha annunciato il progetto Cache, un servizio che darà ai propri clienti la possibilità di aprire un conto corrente. Cosa significa in sostanza? Che ricaduta avrà? Il progetto dovrebbe prendere avvio nel 2020. Google, che ricordiamo ha già un suo servizio di pagamento online, Google Pay, è l’ultima delle big tech a fare il suo debutto nei servizi finanziari. E lo farà non in maniera dirompente, come le startup, ma cercando e stringendo accordi con partner strategici nella finanza classica. Questa è diciamo la “vera novità”, nonché punto di forza.

Google il debutto nella finanza: le parole di Raffaele Mauro

Sulla questione è intervenuto anche Raffaele Mauro, direttore generale di Endeavor Italia, che all’AGI ha dichiarato: «Dopo un’iniziale diffidenza, ora sono le grandi banche a cercare accordi con i big tecnologici. (…) Alcune sopravvivranno, altre non reggeranno l’urto dell’innovazione in questo settore, ma questi accordi assecondano un tentativo di cambiare il proprio business model da parte delle banche, anche quelle d’affari che cercano di offrire servizi anche customer».

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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