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Governo Bersani destinato al fallimento (Video)

Alla fine Pier Luigi Bersani ha avuto l’incarico di Governo, anzi, un pre-incarico per valutare se effettivamente si possa formare una maggioranza attorno alla sua ipotesi di esecutivo. Ma la strada è troppo stretta e appare, al momento, destinata al fallimento, a meno che di clamorose scelte “di scambio” che però costerebbero molto care al Partito Democratico.

Si, perché assodato il no del Movimento 5 Stelle all’esecutivo Bersani, a meno che non sposi completamente il programma grillino (cosa impossibile, ma è un alibi), il leader del PD deve cercare i consensi, necessari per la maggioranza al Senato, al centro e a destra. A destra vuol dire Lega Nord, in uno scenario già ipotizzato da tempo qui su UrbanPost. Ogni ipotesi di “scambio” sul candidato al Quirinale con il PDL è stata invece nettamente smentita dai Democratici.

bersani incarico

Quindi largo ai “pontieri” PD verso Monti e la Lega: se nel primo caso il lavoro è svolto soprattutto da Enrico Letta ma anche dallo stesso Bersani, con la Lega (soprattutto con Maroni) sono al lavoro i deputati lombardi del PD (Marantelli?), da sempre accreditati di buoni rapporti con gli ambienti “lumbard”.

Riuscirà il tentativo di ottenere una sorta di appoggio esterno dalla Lega? Troppo presto per dirlo ed è anche una questione di nomi, cioè dei candidati ad un ruolo di Ministro nell’esecutivo Bersani. Certo, se la ricostruzione è quella del Corriere della Sera di ieri, crediamo molto difficile una stampella leghista, in particolare con un Mario Monti Ministro degli Esteri e “ambasciatore del Governo nel mondo” (sono parole del Corriere).

Ci pare invece più interessante il tentativo (l’ennesimo) di corteggiamento dei 5 Stelle da parte di Bersani: oltre ai nomi, un programma che contenesse ricette chiare per il taglio dei costi della politica metterebbe molto in imbarazzo i grillini (che potrebbero anche spaccarsi) e li costringerebbe ad un atteggiamento contraddittorio.

Mai dire mai, ma che il fallimento di Bersani sia dietro l’angolo è molto probabile, altrettanto quanto è probabile che il segretario PD sia l’agnello sacrificale funzionale a mettere nell’angolo i temuti (da tutti) 5 Stelle, i cui “no”, anche a proposte condivise, potrebbero costare cari nell’ipotesi di nuove elezioni a giugno, con un candidato premier diverso per il PD.

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