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Governo Conte, la manina di Di Maio: il precedente con il Decreto Dignità

Ci risiamo. Il Governo Conte è alle prese con beghe interne e possibili complotti. Una “manina” avrebbe modificato il testo del decreto fiscale, collegato alla manovra, inserendo delle norme sul condono e lo scudo fiscale per i capitali all’estero prima di inviarlo al Quirinale. La clamorosa accusa arriva direttamente dal vicepremier e leader dei 5 stelle, Luigi Di Maio che, durante la registrazione di Porta a Porta, annuncia che presenterà una denuncia in procura. Non solo. Il ministro dello Sviluppo e del Lavoro avverte: se il testo del decreto non sarà modificato “noi non lo votiamo”. Passano pochi minuti e dal Quirinale, con una nota secca, fanno sapere che non è pervenuto alcun testo. Una precisazione irritata con la quale il Colle prende le distanze molto duramente da una polemica che cerca di tirare in ballo le istituzioni in un braccio di ferro che è tutto politico. Un tentativo che Mattarella stoppa subito, mentre la Lega controreplica al M5s e Giuseppe Conte cerca di rimettere in ordine i passaggi come Costituzione e prassi prevedono. Ma non è la prima volta che Di Maio tira in ballo una ‘manina’…

Di Maio e la manina: il precedente sul Decreto Dignità

L’accusa contro possibili ‘manipolazioni’ di provvedimenti ad opera di una ‘manina’ non è nuova: Di Maio già in occasione del varo del decreto Dignità, durante una diretta Facebook, aveva puntato il dito contro i tecnici del Mef. Ma la Lega, mentre Salvini è in visita a Mosca, replica duramente e rigetta ogni possibile sospetto su suoi esponenti: “Noi siamo gente seria e non sappiamo niente di decreti truccati, stiamo lavorando giorno e notte sulla riduzione delle tasse, sulla legge Fornero e sulla chiusura delle liti fra cittadini ed Equitalia”.

Perché Di Maio parla di complotti sul ‘condono’

La strada da percorrere è quella del ‘dissociarsi’. In molti ipotizzano che le parole di Di Maio possano essere dettate dai malumori crescenti all’interno del Movimento su alcune norme contenute nel decreto fiscale, in particolare quelle sulla ‘pace fiscale’ che per alcuni pentastellati altro non sarebbe che un condono. Le stesse fonti, ricordano che i provvedimenti approvati dal Cdm lunedì scorso sono stati concordati da entrambi i partiti di maggioranza.

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