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Governo di larghe intese, la rivolta dentro al PD e lo spettro scissione

Se il Partito Democratico è in pezzi a livello nazionale, non è ridotto meglio nelle sue articolazioni locali. La Federazione di Milano del PD dice apertamente no ad un governo di larghe intese con il Pdl e lo fa per bocca del segretario Roberto Cornelli che comunica l’esito, negativo, di un referendum online tra gli iscritti.

La linea che si è delineata dopo l’intesa con il Centrodestra sulla rielezione di Napolitano, oltre a provocare divisioni nella dirigenza nazionale, mina la coesione stessa del PD, dove l’inesistenza di una linea politica condivisa rischia di far disgregare completamente il partito.

Direzione nazionale Pd

Se a livello nazionale sono già partiti i veti incrociati sull’incarico a premier di un esponente PD, da Milano arriva un vera e propria doccia fredda: «Io penso che da qui debba emergere con grande chiarezza – dice il segretario milanese del PD Roberto Cornelli – che il Pd non deve stringere accordi di governo con la destra; così si è già espressa la stragrande maggioranza del partito a Milano, e adesso dev’essere la direzione a valutare le proposte che arriveranno dal presidente Giorgio Napolitano, non ne possiamo più di assistere a giravolte di 180 gradi senza che ci sia alcuna discussione».

E da Bologna, la base del partito rincara la dose chiedendo una vera e propria caccia ai “traditori” che hanno impallinato il fondatore dell’Ulivo, Romano Prodi, nella corsa per il Quirinale.  Sull’ipotesi governo di larghe intese sono lapidari anche i “giovani” del PD, incarnati al meglio da Giuseppe Civati che dal suo blog oggi dice che non ci sono le condizioni perchè nasca in esecutivo simile: «Bersani ha spiegato ripetutamente che non c’erano, quelle condizioni. Personalmente, voglio fidarmi: mi chiedo però perché tutti parlino di Amato, Berlusconi sia in un brodo di giuggiole e i nostri filo-governissimo così scatenati. Curioso, no?». Ma bisognerà aspettare il discorso di insediamento di Napolitano e soprattutto la Direzione Nazionale del PD di domani per capire come stanno davvero le cose.

Già, la Direzione nazionale. Si riunirà solo martedì e l’esito non è per nulla scontato: anche perchè la composizione della stessa Direzione non tiene conto dell’attuale composizione dei gruppi parlamentari ed è un’assise che si troverà di fronte ad un segretario dimissionario e manifestamente incapace di indicare una strada condivisa per l’immediato.

Saranno nominati dei reggenti, ma appare difficile che si possano mettere da parte le divisioni in 24 ore: l’incarico di Governo sarà infatti con tutta probabilità affidato da Napolitano già nelle giornata di mercoledì. Non c’è tempo e il rischio di una o più scissioni per il Partito Democratico si fa sempre più concreta.

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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