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Governo: e se Napolitano giocasse la carta Matteo Renzi?

Matteo Renzi potrebbe essere la carta vincente di Giorgio Napolitano per superare la grave impasse politica che al momento non vede alcuna possibilità per far nascere un governo guidato dal premier incaricato Pier Luigi Bersani.

Il Sindaco di Firenze è da ieri sera a Roma, ufficialmente per impegni istituzionali, ma è impensabile che in queste ore non stia avendo colloqui (riservati) sull’evolversi della crisi. Bersani stamattina vedrà i suoi e SeL, forse incontrerà anche Renzi. Poi alle 18 salirà al Colle per riferire a Giorgio Napolitano gli esiti delle sue consultazioni.

Bersani Renzi

Il mandato esplorativo di Pier Luigi Bersani è fallito. E’ fallito per il no secco del Movimento 5 Stelle, che pur dimostrando apertura su alcuni degli 8 punti del programma di Bersani, ha escluso categoricamente di poter dare la fiducia a chi “non ha credibilità”, hanno affermato ieri in diretta streaming i capigruppo Crimi e Lombardi.

E’ fallito anche il tentativo di avvicinamento a Pdl e Lega, con la trattativa sul successore di Giorgio Napolitano al Quirinale. Berlusconi vorrebbe Marcello Pera, proposta irricevibile dal PD. Del resto, la strada di uno scambio colle-governo con relativa maggioranza di larghe intese sarebbe il colpo di grazia per il PD: i suoi militanti hanno già lasciato intendere di non gradire affatto questa prospettiva e lo stesso hanno fatto alcuni dirigenti, tra cui Rosi Bindi.

Che fare quindi? Dipende molto da cosa si diranno stasera Bersani e Napolitano. Il Presidente della Repubblica, abbandonata l’idea di un esecutivo “istituzionale” cui il Pdl ha fatto sapere di non essere interessato, potrebbe sparigliare le carte, affidando l’incarico sempre ad un esponente del maggior partito, il PD, ma non sgradito al centrodestra.

L’unico nome che corrisponde a queste caratteristiche è quello di Matteo Renzi. C’è però un unico (grande) problema: il diretto interessato. Renzi fino a questo momento ha lasciato intendere di non pensare in alcun modo alla prospettiva di guidare un governo, non ora e in queste condizioni. Anche lui, come Beppe Grillo, aspetta nuove elezioni per arrivare a Palazzo Chigi da vincitore (netto) nelle urne. Dirà quindi no a Giorgio Napolitano nell’eventualità di una chiamata al Colle?

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