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Governo: il balletto dell’Iva

Il primo luglio scatterà il tanto temuto aumento dell’Iva dal 21 al 22%. Forse, o forse no. Un provvedimento che, secondo la quasi totalità delle associazioni di settore non farebbe altro che deprimere ulteriormente i consumi ed aggravare le difficoltà già enormi delle imprese italiane.  Per l’esecutivo di  Enrico Letta sono giorni complicati. I soldi per evitare l’aumento dell’Iva non ci sono. Le dichiarazioni in merito nelle ultime 72 ore si sono susseguite in modo concitato. L’ipotesi di un rinvio di tre mesi ventilata dal Ministro dell’economia Saccomanni è stata “spenta” poche ore dopo dalle parole  del collega Zanonato, che presiede il ministero dello Sviluppo economico, il quale ha definito l’aumento dell’Iva al 22% dal 1 luglio,“inevitabile”. In effetti, Saccomanni stesso aveva parlato di “segnali negativi”, anche in riferimento agli introiti dello Stato.Iva 22%

Insomma, anche se la pressione fiscale aumenta, le entrate statali derivanti dalle tasse  andrebbero in senso contrario. In realtà, in senso assoluto, le suddette entrate hanno mostrato un segno positivo, anche se in percentuale bassissima. Secondo l’ultimo bollettino quadrimestrale pubblicato dal Ministero delle Finanze infatti, si è verificato un incremento dello 0.5%, “grazie” alle imposte dirette. Ma sostanzialmente, ed è anche a questo che, con tutta probabilità, il ministro dell’Economia, faceva riferimento, quasi tutte le attività economiche del Paese mostrano segni di pesante recessione, se le si analizza dal punto di vista del gettito fiscale da esse derivante. Il settore edile, la compravendita di autoveicoli, le importazioni e via dicendo. Addirittura quella stessa Iva la cui aliquota dovrebbe aumentare a breve, ha fatto registrare un calo degli introiti.

Perché accada è difficile da dire con certezza. La situazione, oltre ad essere grave,  è tremendamente complessa . Certo è che il numero sempre più alto di aziende che chiudono o falliscono non può non contare. Il fatto che in Italia il numero di soggetti deputati a pagare le tasse diminuisca costantemente, è palese, non è un buon segno.  I “soggetti” inoltre, non sono solo le imprese, piccole, medie o grandi che siano, ma sono anche quelli che dentro a “ste” benedette imprese ci lavorano come dipendenti, dall’operaio semplice all’alto dirigente. Se la disoccupazione aumenta e chi perde il lavoro non lo ritrova più o quasi (soprattutto se over 35) quell’aumento incide sugli introiti statali a tutti i livelli.Consumi Iva 22%

Non avendo più uno stipendio, un contratto, un’entrata stabile, chi ha perso il suo impiego, consumerà poco e niente (deprimendo l’economia generale, dalla quale arriveranno meno tasse). Ma chi è rimasto senza lavoro e non lo ritrova, non potrà nemmeno redigere una dichiarazione dei redditi, o comunque le cifre inserite in quest’ultima saranno minime,  a causa delle scarsissime entrate, di conseguenza la tassazione di riferimento sarà molto bassa.  Non aumentare l’Iva, o addirittura ridurla, gioverebbe sia ai consumi che al mondo del lavoro, ma il problema (uno tra i tanti, a dire il vero)  è non sforare il deficit del 3%, come imposto dall’Europa. E’ necessario muoversi all’interno di spazi molto stretti. Se si toglie l’Imu, bisogna trovare 4 miliardi, se non si aumenta l’Iva, altri 4. Si può tagliare sulla spesa pubblica (anche se 8 miliardi sono tanti); “sulla sanità è possibile” ha spiegato Saccomanni, però, anche questo, non sarebbe un provvedimento con effetti immediati e l’urgenza invece  è “qui e ora”.

Un’ipotesi di soluzione l’ha data ieri Stafano Fassina, vice ministro dell’Economia che, in un’intervista ad Avvenire, ha spiegato che l’aumento dell’Iva potrebbe essere rimandato di sei mesi, in quanto il governo è ora concentrato sull’evitare “l’aumento di fine mese”  al 22%, poi a gennaio 2014, “con un quadro macroeconomico aggiornato, verificheremo una copertura strutturale che ne consentirà la cancellazione”. A stretto giro di posta, durante un seminario tenuto all’Università La Sapienza di Roma, Fassina è andato più nello specifico: “Se aumentassimo la quota dei pagamenti dei debiti dello stato alle imprese di 15 miliardi nel secondo semestre (quindi in aggiunta ai 40 in due anni già previsti) e lo facessimo con debiti di spese correnti, che non hanno effetto sull’indebitamento, potremmo utilizzare l’Iva che ne viene per l’aumento al 1° gennaio 2014”.

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