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Gratta e Vinci, giocatore seriale rimborsato: assurdo, ma è solo l’inizio

Un 29enne salernitano fa causa “allo stato” per aver giocato 255 volte al Gratta e Vinci, in un anno, senza mai vincere. Il Giudice di Pace di Vallo della Lucania gli da ragione, condannando la società concessionaria delle lotterie nazionali, Lottomatica, al rimborso della somma complessiva giocata, pari a 3000 €. La motivazione della sentenza è che i tagliandi del “Gratta e Vinci” non riportano indicazioni sulle probabilità di vincita e non c’è scritto che il gioco può dare dipendenza. Questa la notizia, che è emersa sulle cronache nazionali per la sua stranezza, ed è stata commentata anche da noti opinionisti: è davvero così strano ciò che è accaduto?

Giocare ad una lotteria presuppone che non si possa vincere per forza, men che meno rivalersi sul “banco” in caso di sconfitta. La sentenza in questione suona quindi assurda, ma c’è ben poco da stupirsi. Rientra nella normalità della cultura paternalista in cui le nazioni sviluppate sono oggi immerse. Fino a pochi anni fa le nazioni anglosassoni davano un maggior peso alla responsabilità personale, rispetto all’Europa continentale; oggi si fa a gara tra i due mondi a chi tratta il cittadino più da bambino incapace di badare a sé stesso e tenersi lontano dai guai.

Per renderci conto di quanto accettiamo la mentalità paternalista, facciamo un test, prova a rispondere alle seguenti domande:

  • Pensi sia giusto chiedere un risarcimento ai produttori di sigarette per essersi ammalati dopo aver fumato tutta la vita?
  • Pensi sia giusto che i familiari di un pilota deceduto in una gara automobilistica chiedano un risarcimento alla pista?
  • Pensi sia giusto chiedere un risarcimento ad un’azienda alimentare per essere ingrassati dopo aver mangiato eccessivamente un prodotto dell’azienda?
  • Pensi sia giusto che, se un dipendente di un’azienda utilizzi i computer o altre attrezzature della stessa per compiere reati, sia considerata responsabile l’azienda?
  • Pensi sia giusto abbattere un animale selvatico, “colpevole” di aver aggredito un escursionista che incautamente gli si è avvicinato troppo?

Se hai risposto di sì ad anche solo una di queste domande, stai “indirettamente” considerando legittima la richiesta del 29enne salernitano. Una persona adulta attua volontariamente un comportamento che può creargli danno, o crearlo a terzi. Una volta avvenuto il danno, si considera questa persona adulta non più come un adulto capace di valutare autonomamente i pericoli, ma come un bambino da ammonire sui pericoli stessi e da proteggere dai suoi stessi comportamenti.

Nel nostro caso un bambino che se non legge sul Gratta e Vinci l’ipocrita dicitura “Il gioco può dare dipendenza”, cade inesorabilmente nel vizio del gioco. Il tutto a norma di legge per carità, lo Stato Italiano, dopo aver incentivato in tutti i modi la partecipazione alle lotterie di stato, da cui ricava la bellezza di 11 Miliardi l’anno, si “lava la coscienza” imponendo alle lotterie di ammonire che “il gioco può dare dipendenza” e pubblicando le probabilità di vincere, come dal Decreto Legge n.158 del 13 Settembre 2012, anche noto come “Decreto Balduzzi”.

Ebbene, da oggi siamo autorizzati a “non giocare responsabilmente” se riusciamo a dimostrare l’ammontare delle somme giocate e se troviamo una crepa nelle comunicazioni delle società concessionarie dei giochi di stato, riguardo al fatto che “Il gioco può dare dipendenza”. Ed in generale siamo autorizzati a comportarci come dei bambini di 2 anni riguardo a tutti i nostri comportamenti. Basta trovare l’appiglio in cui non ci hanno avvisato a dovere che ci stavamo esponendo ad un pericolo, per quanto evidente, e possiamo persino guadagnarci.

Nato a Molfetta, residente da più di 20 anni a Bergamo, e innamorato follemente di Milano. Laureato in Economia Aziendale, ha una passione smisurata per la pubblicità, che ha trasformato in lavoro, occupandosi di Consulenza di Marketing, Copywriting e "Socialcosi". Altre passioni sono i viaggi, la tecnologia, il calcio, le ragazze (non necessariamente in quest'ordine) e l'automobilismo, per cui è giornalista, telecronista e speaker in pista.

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