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Grecia referendum: che cosa cambia se a vincere sarà il “sì” oppure il “no”

Grecia al referendum. Dopo l’annuncio di Alexis Tsipras e le considerazioni sulle conseguenze che il default avrebbe sull’economia del paese, iniziano ad arrivare i primi sondaggi sull’orientamento del popolo ellenico al referendum. Proprio stamane, il quotidiano greco Ephemerida Ton Syntakton, ha pubblicato il primo sondaggio della società ProRata: la maggioranza greca (54%) seguirebbe l’indicazione del premier Alexis Tsipras orientandosi al «no» nel referendum sul programma proposto dalle istituzioni creditrici alla Grecia. Favorevole al «sì» è, invece, il 33%, mentre il 13% risulta indeciso. Ma cosa accadrebbe in un caso e nell’altro? Se vince il «Sì» cosa cambia? E se invece a vincere fosse il «No»?

Come riporta Repubblica.it, le ipotesi nel caso in cui dovesse passare il «sì» sono due:

  1. Tsipras dà le dimissioni (entro un mese) convocando le elezioni, rendendosi conto di non avere la fiducia in aula. Le norme della Costituzione, in questo caso, gli consentono di decidere quali devono essere i candidati di Syriza, facendo fuori, evidentemente, i contrari al compromesso. Il partito di Tsipras, tra l’altro, è in testa a tutti i sondaggi e l’opposizione potrebbe coalizzarsi per conquistare il premio di maggioranza.
  2. Un’altra ipotesi è quella di un governo ad unità nazionale. L’ex premier Antonis Samaras ha già chiesto questo tipo di intervento a Tsipras, sostenendo che nessuno dei due dovrebbe farne parte. Il presidente del Consiglio potrebbe accontentarsi dei voti di To Potami e del Pasok (17 e 13 rispettivamente) e tentare, dunque, un esecutivo d’emergenza evitando di coinvolgere il centrodestra, anche se questo potrebbe non bastare: il governo Syriza-Anel, infatti, ha una maggioranza di 162 su 300. Senza i voti del centrodestra di Nea Demokratia sembra difficile la formazione di un governo di unità nazionale.

Per il popolo la vittoria del «sì» implicherebbe l’accettazione delle proposte di Jean-Claude Juncker: una severa riforma fiscale, ulteriori tagli alle pensioni, tagli alle spese militari, l’introduzione di nuove privatizzazioni e liberalizzazioni sul mercato del lavoro.

Nel caso in cui dovesse passare il «no», le conseguenze dovrebbero essere maggiormente complicate da gestire, anche se Tsipras ha dichiarato che un esito del genere gli darebbe la possibilità di respingere al mittente la proposta dei creditori, presentandosi a Bruxelles per negoziarne una migliore. Il problema, però, riguarda chi ci sarà ad aspettarlo, nel caso in cui dovesse capitare una cosa del genere: probabilmente nessuno.

La Troika (i creditori ufficiali) potrebbero prendere il no come una chiusura dei negoziati e le trattative difficilmente si riaprirebbero. Di conseguenza, anche la BCE smetterebbe di finanziare Atene (fondi che hanno tenuto in piedi l’intero Paese negli ultimi mesi) e le sorti della Grecia potrebbero peggiorare all’inverosimile.

Il Paese, infatti, sarebbe costretto a battere una moneta propria, non potendo rimborsare i creditori. Qui le ipotesi sono due: una valuta parallela che mantenga in vita l’euro o la reintroduzione del dracma, che sancirebbe l’addio definitivo all’euro. Le conseguenze sarebbero irreparabili, anche se l’Europa sarebbe pronta ad intervenire con prestiti d’emergenza che aiuterebbero nell’immediato il Paese ma non risolverebbero, di fatto, la grave situazione in cui versa la Grecia.

Intanto, prima di qualunque pronostico, bisognerà attendere le 17:30 di oggi, quando l’Eurogruppo si incontrerà e valuterà le proposte di Atene pervenute attraverso una missiva firmata da Tsipras con le controproposte dell’ultimo minuto per un salvataggio in extremis del paese.

Written by Giuseppe Cubello

Studente all'Università Magna Graecia di Catanzaro. Innamorato dello sport. Sogno di diventare presto giornalista pubblicista.

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