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Greta Garbo: il 15 aprile 1990 muore la Divina

Da Greta Lovisa Gustafsson alla Divina Greta Garbo

Il 15 aprile 1990, giorno di Pasqua, si spegneva a 85 anni, a New York, l’indimenticabile e misteriosa Greta Garbo. Nella sua enorme casa-rifugio, un appartamento d’inestimabile valore al quinto piano di uno storico palazzo vicino Manhattan, l’attrice amava trascorrere le sue giornate conducendo un’esistenza riservata e incontrando solo pochi e fidati amici. Sbarcata a Hollywood dalla nativa Stoccolma, Greta Lovisa Gustafsson, figlia poverissima di un netturbino e di una donna delle pulizie di origine lappone, era diventata ben presto la femme-fatale che il cinema da tempo stava aspettando. Tutti i ruoli da lei interpretati avevano alimentato il suo mito trasformandola nella “Divina”: da Anna Karenina a Mata Hari, dalla regina Cristina a Marguerite Gautier, dalla contessa Maria Walewska a Nina Ivanovna Yakushova ovvero Ninotchka. L’attrice aveva magistralmente costruito la sua leggenda, più o meno consapevolmente, grazie alle sue interpretazioni, al suo sguardo carico di un fascino enigmatico, alla sua figura fragile ma al contempo regale. La Garbo aveva incarnato l’eredità del teatro di Ibsen e di Strindberg fondendo così nei suoi ruoli l’algida tradizione nordica con una vena di struggente malinconia e un fascino insolito ma irresistibile. Le sue eroine incantavano migliaia di spettatori e per tutti lei era la seduttrice misteriosa, a volte altezzosa, irraggiungibile dai mortali. Il saggista, critico letterario e semiologo francese Roland Barthes affermava: “La Garbo appartiene ancora a quel momento del cinema in cui la sola cattura del volto umano provocava nelle folle il massimo turbamento, in cui ci si perdeva letteralmente in un’immagine umana come in un filtro, in cui il viso costituiva una specie di stato assoluto della carne, che non si poteva raggiungere né abbandonare. […] La Garbo offriva una specie d’idea platonica della creatura […] Il suo appellativo di Divina mirava indubbiamente a rendere, più che uno stato superlativo della bellezza, l’essenza della sua persona corporea, scesa da un cielo dove le cose sono formate e finite nella massima chiarezza.

Magnetismo ed insofferenza

La sua conturbante bellezza, per il pubblico dell’epoca e non solo, era riconducibile ad un magnetismo che si nutriva di capacità seduttiva ed innocenza. Una femminilità sensuale e ricercata, una seduttrice che sapeva ammaliare, una leggenda già in vita. La Divina però scriveva agli amici in Svezia di soffrire di solitudine, infastidita dal costante assalto mediatico nella sua vita privata e della scarsa qualità dei film da lei girati a Hollywood. I falsi gossip ne alimentavano sì il mito, ma davano di lei un’immagine sfalsata, eccentrica, ben lontana, invece, dalla sua vera natura. La vita sentimentale della Garbo veniva scrutinata, ogni amore, ogni amicizia da Leopold Stokowski ad Olga de Rothschild e a Mercedes de Acosta, dava adito ad altri gossip come la sua presunta bisessualità e la sua refrattarietà al matrimonio. Le discusse memorie della facoltosa ereditiera ispano-americana de Acosta non avevano fatto altro che accrescere l’idea di una Garbo lesbica, ospite assidua e gradita dei famosi salotti frequentati dall’élite lesbo-chic di Hollywood, il cosiddetto “Circolo del cucito” che comprendeva anche bisessuali come Marlene Dietrich, Maria Huxley, Tallulah Bankhead e Salka Viertel. Famosa era la casa di Salomé “Salka” Steuermann e del marito, il compositore Berthold Viertel, luogo d’incontro degli intellettuali europei, soprattutto dopo l’avvento del Nazismo. Qui Greta aveva potuto conoscere personaggi del calibro di Stravinsky, Schoenberg, Rubinstein, M. Reinhardt, Eisenstein, Brecht, Thomas Mann, Aldous Huxley e molti altri.

La Garbo si eclissa a 36 anni

L’ultimo film della Garbo si intitolava Non tradirmi con me del 1941 e fu un flop colossale. La Divina prese quindi la decisione di eclissarsi dando l’addio al cinema. A soli 36 anni si ritirava nel suo gigantesco appartamento di NY circondata dai suoi amati quadri di Renoir, di Robert Delaunay di Chaïm Soutine e Alexej von Jawlensky. La “Grande Assente” di Hollywood amava trascorrere parte del suo tempo libero ai mercatini delle pulci, in cerca di pezzi d’antiquariato, rendendosi irriconoscibile con una parrucca e un cappello flosci. Hollywood l’aveva persa per sempre, la Garbo forse si era ritrovata in quell’esilio volontario circondata dalle persone e dalle cose che le davano gioia. Lei consapevole della sua immagine ha saputo rendersi immortale evitando quello che molte sue colleghe non hanno invece potuto evitare: invecchiare.

Foto tratta dall’account Greta Garbo fans Facebook

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