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Grillo, Casaleggio e la Legge Bossi-Fini: una lettera che qualcuno dovrebbe inviare

Caro Luigi,

i nodi poi, a lungo andare scendono leggermente e inesorabilmente al pettine, anche perché non hanno ambizione diversa. Anche se la nostra precaria memoria è assai labile, ricorderai sono certo, di quando a pochi metri dal lungolago di Salò si discuteva della nuova rivoluzione. La rivoluzione a cinque stelle. Del resto è avvenuto pochi giorni fa, difficile scordarlo. Non lo scorderà la dolcissima Margherita che ci ha fatto da interludio e cameriera e che con la sua docilità ci ha messo in tavola i formaggi e la memoria dei luoghi e delle circostanze.

SALO'

Salò

Eravamo seduti in tre, insieme a al famoso cantante, al bar che era stato ritrovo dei fascisti durante la piccola, modesta, inutile repubblica (sempre mi ostinerò a scriverlo in minuscolo). Si parlava dell’Arte, dei Cavalieri e dell’Amore. E poi della rivoluzione. I Grilli che ti saltavano in testa, a te, uomo di sinistra, faro nella notte, osteggiavano lo ius soli, ed abbiamo trovato una giustificazione. Poi è arrivata la pasta e abbiamo deciso di volerci bene.

Due indizi però fanno una prova (forse tre). Oggi gli stessi Grilli con contorno di ideologi sono anche contro l’abolizione di una legge, denominata legge Bossi-Fini. Forse dovrei ricordare chi è Bossi e chi è Fini, ma il poco stomaco che ci rimane ne impedisce qualsiasi teorizzazione. Aspettiamo che due più due faccia tre. Abbiamo più speranze. Non è facile aspettare altre 120 giornate.

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