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Guerrina Piscaglia, legali padre Gratien pronti per l’appello: fiduciosi nel ribaltamento sentenza

Caso Guerrina Piscaglia news: il processo d’Appello a carico di padre Gratien Alabi – il religioso congolese condannato in primo grado a 27 anni di carcere per il delitto della parrocchiana di Ca’ Raffaello – inizierà il prossimo 14 dicembre davanti alla Corte di Assise d’Appello di Firenze. Un processo indiziario, a detta dei suoi difensori, che già annunciano battaglia. A pesare sulla condanna dell’imputato, che si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, telefonate, celle telefoniche e depistaggi, cui vanno ad aggiungersi diverse contraddizioni in cui il sacerdote a detta dell’accusa è più volte caduto.

Guerrina Piscaglia, padre Gratien intervista a Quarto Grado: “Altre persone devono parlare”

La difesa di padre Gratien ha impugnato la sentenza convinta di poter ribaltare il verdetto di primo grado. Padre Alabi è attualmente detenuto ai domiciliari nel convento romano dei Premostratensi e svolge regolarmente le sue funzioni religiose. Proprio oggi uno dei legali di Gratien, l’avvocato Riziero Angeletti, intervenendo ai microfoni di ‘Legge o Giustizia’ su Radio Cusano Campus ha detto che “la sentenza di primo grado lascia tantissimi dubbi”.

Secondo la Corte di Assise di Arezzo che ha condannato il religioso, infatti, tre test oculari che il giorno della scomparsa dissero di aver visto Guerrina Piscaglia lungo la via Marecchiese, in un orario incompatibile nell’arco temporale della sua scomparsa individuato dal pm, non credibili. Nell’orario riferito padre Graziano era in viaggio con Mirco Alessandrini, marito di Guerrina, verso un paese dove avrebbe dovuto celebrare una messa. Secondo la Corte quei teste  non sono credibili perché due giorni prima sarebbero stati intervistati dalla trasmissione “Chi l’ha visto” venendo come ‘condizionati’ dalle domande del giornalista. “Questo punto è dirimente” – ha spiegato il legale – “Se la Corte d’appello dovesse considerarli attendibili cambierebbe molto. Basterebbe vagliare questo aspetto per fare in modo che il processo che si chiuda in mezzora”.

Non sarebbe questa l’unica anomalia, per l’avvocato Angeletti: “Una teste oculare dice di aver visto la Piscaglia il giorno dopo la sua scomparsa e lo dice in ben tre deposizioni date ai carabinieri. Lei dice di essere sicura al 100% e di averla vista il 2 maggio, il giorno dopo la sua scomparsa, e si trovava nei pressi dell’ingresso di un municipio lì vicino. La corte d’assise ha ritenuto questa teste non credibile senza dare una giustificazione razionale. Non è possibile accettare una giurisdizione di questo tipo”.

“Nel dispositivo di condanna riportato in motivazione la Corte d’Assise d’Arezzo parte per l’omicidio da anni 26 ed aumenta di un anno per la soppressione di cadavere” – ha poi evidenziato l’avvocato del religioso – “È elementare sapere che la reclusione per questo reato non può essere superiore ad anni 24. Al massimo si sarebbero dovuto dare 24 anni. Stiamo parlando di un errore clamoroso”.

Angeletti ha paragonato il suo assistito a Massimo Bossetti: “Ho avuto persone che mi hanno fermato per strada per dirmi: ‘se avessero fatto la gastroscopia a padre Graziano avrebbero trovato tracce di Guerrina Piscaglia ‘… Se luomo della strada arriva a dire questo vuol dire che si è ritenuto il soggetto di colore non simpatico, accusato di aver frequentato prostitute e qualificato anche come cannibale. Gli elementi di prova a carico di padre Graziano rispetto a quelli di Bossetti sono in rapporto di uno a dieci eppure Bossetti ha generato una bilancia molto equa nell’opinione pubblica, tra coloro che lo ritengono colpevole ed innocente, rispetto a padre Graziano, dove la totalità delle persone lo vede come colpevole”.

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