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Guerrina Piscaglia news: la crudeltà di padre Gratien verso il figlio della donna scomparsa

Benché sia innegabile che il processo a carico di padre Gratien Alabi, accusato dell’omicidio di Guerrina Piscaglia e dell’occultamento del suo cadavere, verta su elementi indiziari, la posizione dell’imputato sembra essere gravemente compromessa. Cosa lo inchioderebbe? L’utilizzo del telefono cellulare della casalinga di Ca’ Raffaello, che per la Procura di Arezzo titolare dell’inchiesta sarebbe rimasto nelle sua mani per alcuni mesi, dopo la misteriosa scomparsa della donna, avvenuta il 1° maggio 2014.

Venerdì scorso 15 aprile, durante l’udienza del processo in Corte d’Assise, sarebbero emersi i dettagli in merito: il religioso congolese sarebbe stato in possesso di quel telefonino fino al 24 luglio 2014“Viene riacceso per alcuni istanti cinque volte e quando avviene è sempre nella stessa cella agganciata dal cellulare di padre Graziano”, scrive Il Corriere di Arezzo – con il quale avrebbe inviato messaggi di depistaggio (a tradirlo inequivocabili errori ortografici riconducibili alla sua mano) finalizzati a far credere che Guerrina si fosse allontanata volontariamente con un altro uomo.

Tra i presunti contatti telefonici compromettenti, ve ne sarebbe uno in particolare, inviato dal sacerdote al figlio di Guerrina: uno ‘squillo’ partito da Badia Tedalda (dove si trovava padre Gratien), al ragazzo che in quel momento aveva il cellulare occupato (stava provando a chiamare la madre scomparsa), che quando richiamò trovò il telefonino spento.

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Per gli inquirenti quello squillo sarebbe la prova dell’estrema crudeltà da parte dell’indagato, che tentò in ogni modo di pianificare il depistaggio, curandosi anche di illudere con una finta telefonata il giovane figlio di Guerrina, facendogli credere che la mamma avesse provato a mettersi in contatto con lui, quando tra i familiari della donna si stava diffondendo il panico per la sua misteriosa sparizione. “Non avevo il telefonino, mica mi avete visto”, così continua a difendersi padre Gratien dalle accuse, negando gli oltre 4mila contatti telefonici intercorsi tra lui e la Piscaglia, tra gennaio 2013 al giorno della scomparsa.

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