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Guerrina Piscaglia, padre Gratien accusa la comunità di Ca’ Raffaello: “Loro sanno la verità”

Scomparsa Guerrina Piscaglia: in attesa della sentenza della Cassazione, cui ha fatto ricorso contro la condanna (ridotta) in Appello a 25 anni di reclusione, Padre Gratien Alabi si dichiara innocente e completamente estranei ai fatti contestati. “Aspetto dalla Cassazione che sia fatta giustizia secondo la verità. Non si sa mai. Magari un giudice vedrà le cose diversamente”, ha dichiarato il religioso congolese, ai domiciliari presso il convento romano dei Premostratensi,ai microfoni di Quarto Grado.

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“La procura non ha mai provato che Guerrina è stata uccisa o così come non ha mai provato che è viva. E’ la procura che deve assicurarsi cosa sia realmente successo”, ha poi aggiunto il sacerdote, che ha negato la presunta relazione sessuale segreta con la sua parrocchiana, che la Procura gli contesta quale movente del delitto. Gratien continua a professarsi innocente, per i giudici invece l’uomo avrebbe strangolato a mani nude Guerrina che l’avrebbe pressato affinché rendesse pubblica la loro relazione. “Era così forte e intenso quell’amore che Alabi iniziava a esserne vivamente preoccupato, in quanto la donna a volte lo minacciava che avrebbe raccontato tutto ai suoi superiori e lo avrebbe fatto arrestare dai suoi amici carabinieri. L’uomo iniziava ad avere paura”.

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“Se lei veniva sempre con suo marito e suo figlio, come poteva lei avere dei rapporti sessuali con me? Io davo i soldi a suo marito per aiutarlo e lei quando vedeva che il marito si ubriacava sapeva che aveva preso i soldi da me. Per questa ragione, mi diceva che quando dovevo dare dei soldi alla famiglia era meglio darli in sua presenza“. Padre Gratien poi chiama in causa la comunità di Ca’ Raffaello (Arezzo) e alla presunta omertà in paese: “Tutti sanno in paese cosa è successo. Se loro sanno qualcosa e, sono sicuro che lo sanno, che lo dicano chiaramente e non mi facciano, invece, soffrire, da innocente”. Il prete fa poi un appello per la famiglia di Mirco Alessandrini, marito di Guerrina: “Il padre di Mirco piangeva davanti a me, dicendomi che non riusciva neanche a guardarmi perché si vergognava per quello che era successo. Mi ha detto ‘tu non c’entri’. Mi hanno messo in carcere ingiustamente. Non c’è il movente, non c’è l’arma del delitto”. 

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