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Guerrina Piscaglia padre Gratien: folla di sostenitori in carcere per fargli visita, lui prepara il ricorso in Corte Europea

Omicidio Guerrina Piscaglia: per la giustizia italiana padre Gratien Alabi l’ha uccisa e ne ha distrutto il cadavere. Il movente del delitto da addebitare al fatto che la sua parrocchiana, scomparsa da Ca’ Raffaello, ad Arezzo, (dove lui officiava) il 1° maggio 2014 sparì misteriosamente dopo essere uscita di casa a piedi nel primo pomeriggio, diretta in canonica – «Cucino il coniglio e poi facciamo l’amore» – come lei stessa gli scrisse via sms poco prima di sparire nel nulla. Proprio la relazione sessuale clandestina sarebbe stata, secondo le indagini e i tre gradi di giudizio, il movente del delitto: Guerrina, sposata e madre di un bambino, faceva pressioni a padre Gratien affinché potessero vivere la loro liaison alla luce del sole, senza più nascondersi. Il religioso, assolutamente contrario, veniva minacciato dalla sua amante parrocchiana e, sotto pressione per il timore dello scandalo che siffatta notizia avrebbe provocato in quella piccola comunità, l’ha uccisa. Le modalità dell’omicidio non si conoscono né il corpo della Piscaglia è mai stato ritrovato.

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Nonostante la condanna a 25 anni per omicidio volontario e distruzione di cadavere e i plurimi contatti con prostitute acclarate dalle indagini a suo carico, padre Gratien Alabi continua ad essere un sacerdote. Durante la detenzione domiciliare presso i Padri Premostratensi a Roma, a processo in corso, il congolese ha sempre officiato messa. La Chiesa in tal senso non ha mai preso provvedimenti. E oggi – ne dà notizia Repubblica.it il prete congolese riceve la visita di tante persone in carcere. «Una vera processione al carcere di Rebibbia a Roma per avere anche solo una parola di conforto, una preghiera da lui. Sono decine le persone, tra fedeli, amici e religiosi, che ogni settimana vanno a trovare padre Gratien Alabi in carcere».

Il prete condannato si è sempre professato innocente, totalmente estraneo ai fatti ed ha addirittura negato la relazione sessuale con la parrocchiana scomparsa. Migliaia di sms che i due si scambiavano (aggiunti ad altri indizi), andrebbero a suffragio di questa ricostruzione fatta dagli inquirenti e confermata da tre sentenze. Oggi Alabi si è ambientato in carcere ed ha fatto amicizia con i compagni di cella. Ha sempre con sé Vangelo e Bibbia: «Ci siamo visti pochi giorni fa – ha rivelato a Repubblica il suo legale, Riziero Angeletti – stiamo predisponendo il ricorso alla Corte di Giustizia europea. Sta abbastanza bene e collabora molto in questo lavoro». L’istanza sarà consegnata entro metà novembre e «Gratien continua a sostenere la propria innocenza. Smentiamo subito che è stato privato delle sue facoltà da religioso. Non c’è stata alcuna riduzione alla laicità, nessuno gli ha tolto la veste, come detto. Formalmente continua a essere sacerdote e se qualcuno glielo chiede, lui può tranquillamente dire messa».

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