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Guerrina Piscaglia padre Gratien, motivazioni sentenza condanna: ecco quando e perché l’ha uccisa

Omicidio Guerrina Piscaglia: depositate le motivazioni della sentenza con le quali la Corte d’Assise di Arezzo lo scorso ottobre ha condannato in primo grado a 27 anni di carcere padre Gratien Alabi per omicidio volontario e soppressione di cadavere.

Ben 224 le pagine che compongono il fascicolo, righe in cui è spiegato quando e perché il religioso congolese uccise la casalinga 50enne di Ca’ Raffaello sua amante segreta, scomparsa il 1° maggio 2014 e il cui corpo, nonostante le lunghe e ripetute ricerche, non è mai stato ritrovato. “Padre Gratien uccise Guerrina Piscaglia per evitare uno scandalo. Un atto istintivo. Aveva paura. Vedeva minacciate la salvaguardia del suo onore e la sua dignità di prete”, scrivono i giudici riguardo al frate congolese che, lo ricordiamo, si è sempre professato innocente. “Gravi, precisi e concordanti” le prove a suo carico raccolte dalla Procura di Arezzo, sposate dunque dalla Corte che ha condannato l’imputato.

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Guerrina per i giudici è stata uccisa nello spazio temporale compreso tra le ore 13:47-14:39, dopo aver incontrato padre Gratien alle 13:46 nei pressi della canonica dove il religioso officiava. La donna, precisano i giudici, non si sarebbe mai allontanata volontariamente da casa, “perché mai e poi mai avrebbe lasciato il figlio Lorenzo, con il quale viveva in simbiosi anche per le ragioni di salute del ragazzo”.

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