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Guerrina Piscaglia, padre Gratien si difende: “Mai visto quel borsello”

Non era in aula venerdì scorso, padre Gratien Alabi, mentre si celebrava la terza udienza del processo a suo carico, e le sorelle di Guerrina Piscaglia fornivano ai giudici della Corte d’Assise delle informazioni di una certa gravità sul suo conto. In particolare Donatella, che trovandoselo davanti ha riconosciuto nel borsello sequestrato al religioso la pochette appartenuta a Guerrina: “Sono sicura al 100%, quel borsello apparteneva a Guerrina”, ha detto ai giudici.

Ma lui non ci sta, e dal convento romano dei Premostratensi, dove da pochi giorni sta scontando gli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico, si difende a gran voce: “Il portafoglio di Guerrina? Non l’ho mai visto, io di quel borsellino non ne so nulla: facciano pure il test del Dna, o un accertamento sulle impronte digitali. Tutto ciò che possa far capire a chi apparteneva e se io l’ho toccato” – queste le sue parole riportate da Il Resto del Carlino“Ho abbandonato la canonica di Ca’ Raffaello tra il 25 e il 26 agosto del 2014. L’ispezione è stata fatta il 16 settembre quando non avevo più la disponibilità della stanza. Chiunque può averci messo le mani…”.

Appare sicuro di sé, il prete congolese, ma lo è anche Donatella Piscaglia, che sembra non avere dubbi: il borsellino verde contenente un assorbente, ritrovato dai Ris in canonica sopra il trolley di padre Gratien, “è di mia sorella”. È tuttavia un mistero su cosa realmente vi fosse all’interno della stanza in uso al sacerdote all’epoca dei fatti, giacché nemmeno la perpetua poteva accedervi: “Padre Gratien non ha mai voluto che andassi a pulire nella sua stanza. E io non ci ho mai messo piede. Nessuno ci entrava. Era un suo spazio. Era un uomo riservato”, riferì in forma anonima la donna nel corso di un intervista rilasciata a ottobre 2014.

 

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