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Hameya, la sposa-bambina torturata e uccisa in Afghanistan

Hameya costretta a dieci anni a sposare un uomo che non aveva mai visto, un uomo più grande di lei, un uomo che non amava. Hameya obbligata a diventar donna prima del tempo, pur essendo nel corpo e nell’animo ancora una bambina. Hameya strappata a quella quotidianità di cui godono le sue coetanee, che a differenza sua hanno avuto la fortuna di nascere in un paese moderno, nel quale «badal» è una parola come tante altre.

Proprio in nome del tradizionale «badal», lo scambio delle figlie fra due famiglie a scopo matrimoniale, Hameya era andata in sposa ad un trentenne che non conosceva. Illegale in alcuni paesi, compreso l’Afghanistan, ma diffuso ancora nell’entroterra e nelle zone più isolate, il «badal» è una pratica a cui ricorrono, purtroppo, ancora parecchie famiglie per evitare di pagare una dote che molto probabilmente non possono permettersi.

Hameya torturata e uccisa senza pietà dal suo sposo

Dopo sei mesi di matrimonio, di torture e barbarie, il corpo di Hameya viene ritrovato senza vita nel villaggio di Baghdis, a nord ovest della città. Ad ucciderla suo marito, Ashraf, che stando a quanto riportando da Naqibullah Amini – portavoce della polizia afghana – sarebbe ora in stato di fermo, in attesa di essere interrogato.

L’uomo aveva tentato la fuga, proprio come la piccola Hameya qualche settimana prima. Era stato il padre della ragazzina a riportarla da quello che si sarebbe rivelato il suo aguzzino. Secondo Lailuma Noorzad – responsabile del dipartimento delle Donne nella provincia di Baghdis – la bimba era stata, infatti, una “dono” per aver dato in sposa al fratello di Hameya una ragazzina della famiglia di Ashraf.

A scatenare la furia di questi la morte dell’altra bambina per mano del suo sposo. Ashraf non ha avuto pietà: ha torturato, seviziato e ucciso la giovanissima Hameya, che aveva sposato in seconde nozze. «Occhio per occhio, dente per dente» e il mondo resta cieco e impotente di fronte a tanta ferocia e violenza. La notizia è stata diffusa qualche ora fa dal Daily Mail e ha indignato l’opinione pubblica. Secondo i dati riferiti dall’Onu l’età minima legale per le nozze in Afghanistan è di 16 anni per le donne e 18 per gli uomini. La pratica del matrimonio fra adulti e bambini, tuttavia, è radicata nella mentalità patriarcale del paese, tra i più poveri al mondo. Situazione piuttosto allarmante, se si pensa poi che una donna su tre in Afghanistan si sposa prima dei 18 anni. A volte, addirittura viene presa in moglie senza aver compiuto il decimo anno di età.

Epilogo tragico dunque per l’ennesima sposa-bambina

Il dramma dell’infanzia negata, ecco di cosa ci parla questo triste fatto di cronaca estera. Hameya  non potrà più correre in cortile, Hameya priva di giocattoli e bambole, Hameya senza libri da leggere. Hameya, trattata come merce di scambio, paragonabile ad un «elettrodomestico rotto» da rispedire al mittente nel caso in cui si fosse sottratta ai suoi doveri coniugali di moglie. Lei così fragile. Hameya che non entrerà mai in una scuola, Hameya a cui è stato strappato il futuro. Il sole splende alto, brucia, è cocente in Afghanistan, ma la piccola Hemeya come tante giovani donne musulmane coperte dal chador non ne sentirà mai il calore sulla pelle.

Lo speciale Spose Bambine di UrbanPost

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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