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Heart of a Dog, Laurie Anderson e lo spirito di Lou Reed a Venezia 72

Laurie Anderson con Heart of a Dog porta alla 72. Mostra del Cinema di Venezia 75 minuti di poesia e amore, in continuo richiamo dello spirito di Lou Reed (suo marito, morto nel 2013, ndr). È il cuore di Lollabelle, il suo cane, a condurre le storie intrecciate nel film, così come la figura della madre, Wittgestein e Kierkegaard, ma anche, e fondamentale, l’insegnante orientale, che la Anderson definisce come “l’uomo più felice del mondo“.

Lo spirito di Lou è molto presente nel film e volevo fare qualche cosa che avesse una parte della sua personalità, – spiega Laurie Anderson durante la conferenza stampa di presentazione del film, abbiamo discusso molto della forza, di come si possono scrivere le cose in modo semplice, e spero di aver messo la sua energia nel film. Abbiamo condiviso il maestro di Tai Chi e anche altri insegnanti, volevo veramente pensare e riflettere sulla sua ferocia, sulla sua energia, aveva anche una raccolta di armi pesanti, ho cercato di diventare più forte per poterle utilizzare, ma sono molto pesanti, è anche un modo di cercare di fare ciò che faceva lui e di riprodurre la sua forza“. L’amore di Heart of a Dog non riguarda la nostalgia, bensì un’immagine che mira a tutte le direzioni, perché “Il film parla di storie, di come funzionano. Non è un film su di me, è un film piuttosto su come noi parliamo delle storie“.

Sulla filosofia di Wittgestein, Laurie Anderson ha commentato: “Per la descrizione del mondo mi è stato molto utile, ha parlato dell’inadeguatezza delle parole“, e poi ha voluto riportare uno degli insegnamenti ricevuti dal suo maestro, presente anche nel film, “Bisogna imparare a sentirsi tristi, ma non ad essere tristi“, e tutto gira intorno all’amore.

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