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Helmut Newton, il romantico perverso

“Nelle mie foto non c’è emozione. E’ tutto molto freddo, volutamente freddo”. Queste le parole del berlinese Helmut Newton, iniziatore di un nuovo stile per fotografare la moda. Il suo “freddo” è percepibile attraverso gli sguardi delle sue donne provocatrici e distaccate. Newton predilige le donne androgine, con una loro auto-determinazione. Le sue modelle vengono spesso catturate in atti di sottomissione sadomaso e feticista, ma tutto questo viene fatto sembrare nient’altro che il frutto della loro volontà.

Newton si appassiona molto presto alla fotografia, lavorando come apprendista da un noto fotografo berlinese, Aya, dal quale imparerà l’arte di fotografare la moda e il nudo. Ufficialmente la sua carriera comincia nel 1956 quando verrà assunto da Vogue Australia, e nel giro di qualche anno fama, notorietà e soldi cresceranno. Newton collaborerà poi con Vogue, Marieclare, Playboy, Queen, Elle, Nova e Jardin Des Mode, toccando l’apice dell’erotismo con la serie Big Nudes del 1980.

E’ da sempre, persino ora dopo 11 anni dalla sua scomparsa, il fotografo più chiacchierato e criticato. Newton è il fotografo sfacciato e provocatorio, il tipico che “vuole incappare” nella censura per viverla come un successo. Come è capitato con il calendario della Pirelli del 1986, foto mai pubblicate e “lasciate in liberà” solo nel 2014 con il 50esimo anniversario della Pirelli. Helmut Newton rimarrà nella storia della fotografia per la sua capacità di spiazzare, infatti in tutti i suoi scatti è presente una specie di ossimoro di sensualità glaciale dei suoi corpi.

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