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Hiroshima, la storia degli Hibakusha: 71 anni di discriminazioni per i “sopravvissuti” all’atomica

Era il 6 Agosto del 1945 quando, alle 8:16 e 8 secondi (ora locale), scoppiò quella che viene ricordata come la prima bomba atomica utilizzata in un conflitto mondiale: Little Boy, questo il suo nome, esplose ad un’altitudine di 576 metri con una potenza pari a 12.500 tonnellate di TNT causando 60.175 morti sul colpo che arrivarono a 100mila negli anni seguenti. Per chi rimase vivo, però, le cose non andarono meglio: gli hibakusha, “sopravvissuti” in giapponese, subirono violente discriminazioni che, a distanza di 71 anni, sono ancora presenti.

Nel giorno in cui ricordiamo lo scoppio della bomba atomica ad Hiroshima, avvenuto durante il Secondo Conflitto Mondiale, ricordiamo una realtà spesso dimenticata ovvero quella degli hibakusha: letteralmente “persone affette dall’esplosione”, sono i “sopravvissuti” che in questi 71 anni sono stati costretti e condannati a numerose discriminazioni a causa della loro esposizione alle radiazioni. Kenzaburo Oe, premio Nobel giapponese per la letteratura, definì gli hibakusha come “Coloro che non si suicidarono nonostante avessero tutte le ragioni per farlo; che hanno salvato la dignità umana in mezzo alle più orrende condizioni mai sofferte dall’umanità “.

Quando si parla di hibakusha si parla di migliaia di persone sopravvissute o figli di sopravvissuti alle radiazioni della bomba atomica che colpì Hiroshima: nel 2002, a 57 anni di distanza dalla tragedia, gli hibakusha di Hiroshima erano ben 285mila e, nonostante i tanti anni passati da quel giorno, sono spesso vittime di discriminazioni ancora oggi. A causa del pensiero diffuso che le conseguenze delle radiazioni possono essere ereditarie, gli hibakusha e i propri figli hanno avuto – negli ultimi 71 anni – numerose difficoltà in ambito lavorativo ma anche relazionale: la scienza, infatti, non ha constatato né significative presenze di malformazioni nei bambini nati da hibakusha né una percentuale più alta di anomalie alla nascita rispetto a quella della media giapponese.

(Foto: Wikimedia.org/Cpl. Lynn P. Walker, Jr. (Marine Corps))

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