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Hiv, studentessa di Padova infettata in laboratorio durante la tesi: fa causa a due università

Un’ex studentessa ha contratto l’Hiv facendo alcuni esperimenti per la sua tesi di laurea in un laboratorio di un’università europea. La ragazza ha deciso così di fare causa contro le due università, quella straniera, dove è avvenuto l’incidente circa sette anni fa, e quella italiana, dove era iscritta. «Lo faccio per tutti i giovani come me, che consegnano le loro vite nelle mani di chi dovrebbe tutelarle. Perché nessun altro debba affrontare il mio calvario», ha dichiarato la giovane, che ha denunciato l’accaduto al Tribunale di Padova, competente per l’ateneo italiano, chiedendo un risarcimento milionario per quel fatto che le ha cambiato la vita.

Hiv Padova

Studentessa di Padova contrae Hiv in laboratorio: fa causa a due università

La scoperta di essere sieropositiva è avvenuta per caso, a Padova, durante un controllo per donare il sangue. «Il mondo mi è crollato addosso. Ripenso subito agli esperimenti che avevo fatto mentre ero all’estero: mi erano stati fatti manipolare pezzi del virus. Ma erano virus che non potevano replicarsi, detti difettivi. In teoria un’operazione senza rischi», ha raccontato la ragazza a Il Corriere della sera. Ne sono seguiti anni difficili in cui l’ex studentessa ha dovuto fare i conti con la depressione. La giovane si è data da fare per riuscire a dimostrare che il virus dell’Hiv che ha contratto non è quello circolante tra gli uomini. Gli scienziati hanno scoperto, infatti, che è identico a quello costruito in laboratorio: praticamente ha la medesima sequenza genetica. Dunque è stato accertato che il virus contratto è quello preso nel laboratorio dell’ateneo estero.

Hiv Padova

«Nessuno preparò me e gli altri studenti che entrarono in quel laboratorio a quegli esperimenti…»

Come è avvenuto però il contagio? Resta un mistero. «La verità è che non ho idea di cosa possa essere accaduto. Da allora me lo chiedo tutti i giorni. L’unica certezza è che non dovevo essere esposta a un virus capace di replicazione», ha detto la giovane, che ora pretende un risarcimento: «Nessuno preparò me e gli altri studenti che entrarono in quel laboratorio a quegli esperimenti. Non ricevemmo alcun corso, nessuna indicazione sulla sicurezza. In tutti questi anni né l’università italiana, dove mi sono laureata con 110 e lode, né quella straniera, dove è avvenuto l’incidente, si sono interessate a me. Sapevano tutto, ma mai una parola o una telefonata: mi hanno lasciata sola!», ha ammesso amaramente l’ex studentessa. La vicenda giudiziaria è nelle fasi preliminari, anche se i giudici hanno già fissato la prima udienza. Per l’avvocato Antonio Serpetti, che assiste la donna, l’Hiv da laboratorio «è curabile ma con più difficoltà, perché i farmaci disponibili sono stati sviluppati sui virus circolanti».

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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